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Stratospheric Analyses and Forecasts 2025/26

Alessandro 81

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Buongiorno a tutti. Di seguito un breve aggiornamento dei grafici ep flux .
Il titolo dell aggiornamento è il seguente: Evoluzione dei flussi di Eliassen–Palm e stato del vortice polare stratosferico tra 1 e 11 dicembre 2025

L’intera sequenza di grafici ECMWF, dall’analisi del 1° dicembre 12 UTC fino alle 240 ore (11 dicembre), ci fa vedere un vortice polare stratosferico tendenzialmente forte, interessato da più impulsi di attività d’onda i quali provengono dalla troposfera extratropicale. Tuttavia questi impulsi non sono sufficienti affinché si realizzi un forcing sufficiente a innescare un indebolimento strutturale del vortice stesso. I vettori di EP-flux, orientati in prevalenza verso l’alto tra 40 e 60°N dai 400 ai 30 hPa, ci indicano diverse pulsazioni di propagazione verticale delle onde planetarie; il campo colorato di “u-change” (tendenza del vento zonale, rosso = accelerazione dei westerlies, blu = decelerazione) ci fa vedere che gran parte di questo forcing viene assorbito o riflesso in modo tale da mantenere il jet stratosferico molto intenso sul bordo del vortice polare .

Addentrandoci nell’analisi iniziale e nella previsione a 24 ore, La situazione in essere ci fa vedere un quadro dove abbiamo un vortice in buona salute. In alta stratosfera (1–2 hPa)f ra 60 e 80°N, domina una vasta area rossa segno di forte accelerazione dei venti occidentali sul lato polare del jet, mentre una fascia blu più a sud (40–55°N) evidenzia una leggera frenata sul fianco equatoriale. I vettori di EP-flux risalgono in maniera piuttosto ordinata dalla media troposfera (300–200 hPa) attorno a 45–55°N fino alla bassa stratosfera (70–50 hPa), ma una volta raggiunti i 10–3 hPa tendono a incurvarsi e a disporsi più orizzontalmente o addirittura leggermente verso l’equatore. Questo è tipico di una configurazione “riflettente” dove le onde raggiungono la zona di forte gradiente del vento zonale e lì vengono in parte deviate, rafforzando ulteriormente il jet alle latitudini polari e limitando la decelerazione all’area equatoriale del vortice.

Tra le 48 e le 72 ore (3–4 dicembre), il modello simula un primo impulso di flusso d’onda più marcato. Dai 400–300 hPa attorno a 50–60°N Possiamo notare la comparsa di una zona blu estesa, che indica frenata dei westerlies troposferici per effetto della convergenza del flusso di EP. I vettori sono lunghi e quasi verticali. Questo ci fa capire che siamo in presenza di un forte trasporto di quantità di moto verso l’alto. Nella bassa e media stratosfera (70–20 hPa) si forma invece una colonna di decelerazione (colori blu) tra 50 e 70°N, sintomo di un reale assorbimento d’onda. Tuttavia, già tra 5 e 1 hPa la struttura cambia: il nucleo blu subisce una riduzione e sul bordo polare (circa 70–80°N) riappaiono chiazze rosse di accelerazione, mentre i vettori in alta stratosfera tornano a piegare verso l’equatore. Il sistema reagisce quindi al forcing d’onda organizzandosi rapidamente in modo tale da ri-rafforzare il vortice alle quote più alte, invece di indebolirlo in modo progressivo.

Fra le 96 e 120 ore (5–6 dicembre), il segnale di “spin-up” del vortice è ancora più evidente. In media stratosfera, intorno ai (20–10 hPa) si sviluppa una banda rossa ben definita fra 60 e 80°N: il getto stratosferico viene accelerato lungo il bordo del vortice, mentre il lato equatoriale mostra nuovamente zone blu di frenata. In troposfera i vettori di EP continuano a indicare un forcing significativo . Questo a partire dai 40–60°N, ma la colonna di decelerazione non riesce più a propagarsi con continuità fino ai 5–1 hPa: l’assorbimento si concentra soprattutto nella parte inferiore del vortice e il surplus di momento angolare viene ridistribuito in alto, andando a consolidare l’intensità del PV.

A partire dalle 144 ore (7 dicembre) l’assetto del sistema si fa leggermente più “rilassato”, ma senza che si passi a un vero regime di indebolimento. Nella fascia compresa tra 1–3 hPa, compaiono aree blu piuttosto estese nella fascia fra 45 e 60°N, a indicare una certa decelerazione del jet in alta stratosfera sul lato equatoriale, mentre sul bordo polare sopravvive ancora un corridoio rosso meno intenso. I vettori in alta quota tendono ad assumere un orientamento molto orizzontale, di nuovo caratteristico di condizioni riflettenti: l’onda che sale dalla troposfera trova una superficie di inversione dove il gradiente di vento e temperatura favorisce la riflessione piuttosto che l’assorbimento. Nella bassa stratosfera (70–30 hPa) il segnale di u-change si va attenuando , con valori prossimi allo zero su gran parte delle latitudini polari; si tratta più di una fase di assestamento del vortice che di un reale pre-riscaldamento.

Nelle 168 ore (8 dicembre), il modello simula un secondo impulso di attività d’onda. In troposfera ritorna un nucleo blu piuttosto marcato nella fascia tra 400–300 hPa sui 50–60°N. Nucleo associato a vettori EP alti e quasi verticali che disegnano una nuova “colonna” verso la bassa stratosfera. Tra i 70 e 20 hPa, attorno a 50–65°N, ricompaiono chiazze blu di decelerazione, indizio di un parziale assorbimento, mentre fra 1 e 3 hPa si delinea un forte gradiente latitudinale: blu sul lato equatoriale del jet, rosso sul bordo polare oltre i 70°N. Questo pattern è coerente con un vortice che continua a reagire in modo elastico al forcing d’onda: le onde frenano il fianco equatoriale, ma il cuore del vortice resta accelerato e compatto.

Nelle scadenze previsionali a 192 e 216 ore (9–10 dicembre), il forcing d’onda non si spegne ma anzi si riorganizza. A 192 ore, nel settore troposferico, intorno a 400 hPa, si osserva una transizione verso colori più rossi sui 50–60°N, cioè è indice di una ri-accelerazione zonale temporanea legata probabilmente a una maggiore zonalità del getto atlantico-pacifico. L’EP-flux risulta ancora diretto verso l’alto, ma i vettori sono un po’ più corti, sinonimo di un input d’onda meno intenso. In stratosfera il campo di u-change mostra valori più deboli, con piccole macchie alternate blu e rosse fra 30 e 5 hPa, a conferma di un vortice che tende a ritornare verso uno stato di quasi equilibrio. A 216 ore, invece, si riconosce un ulteriore piccolo impulso: la parte alta della troposfera torna blu sui 50–60°N e la colonna di EP-flux si rinforza, mentre in alta stratosfera riappaiono segnali di decelerazione a 1–2 hPa sul lato equatoriale e di accelerazione sul bordo polare.

Il pannello finale a 240 ore (11 dicembre) va in un certo senso a completare il quadro, mostrando che, pur in presenza di quest’ultimo impulso, non si struttura un vero evento di forte indebolimento del vortice. La troposfera continua a indicare convergenza di flusso di EP fra 45 e 60°N con notevole decelerazione blu a 400–300 hPa, segno di onde planetarie ancora attive. I vettori disegnano una colonna verticale ben sviluppata fino a circa 20–30 hPa, dove però il segnale incomincia a disperdersi. In bassa e media stratosfera le anomalie di u-change restano piuttosto modeste e in larga parte negative sul lato equatoriale (frenata del jet), mentre in alta stratosfera la fascia 60–80°N mantiene un debole ma persistente segnale rosso, indizio di un vortice ancora accelerato lungo il bordo polare. In sintesi, l’onda riesce a lavorare sulla parte inferiore ed equatoriale del vortice, ma non a “scardinare” il core in alta quota, né a produrre un’estesa colonna di decelerazione che dalla parta sommitale della stratosfera scenda verso il basso.

Nel complesso, quindi, l’evoluzione tra il 1 e 11 dicembre 2025 descrive un vortice polare stratosferico robusto, soggetto a due-tre successive pulsazioni di attività d’onda che si originano dai 40–60°N troposferici e risalgono fino alla bassa e media stratosfera. Questi impulsi generano fasi alternate di frenata sul fianco equatoriale del jet e di accelerazione sul bordo polare. Questa è una configurazione tipica di un regime più riflettente che assorbente. Il risultato dinamico è quello di un vortice che, pur interagendo con la troposfera, tende a mantenersi forte: il segnale complessivo suggerisce un NAM/AO prevalentemente positivo e un’accoppiata tropo-stratosferica più favorevole a una circolazione emisferica zonale o debolmente disturbata, piuttosto che a un rapido avvio di un evento di riscaldamento stratosferico maggiore.
 
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Una buona giornata a tutti. Di seguito un aggiornamento della situazione inerenti l ep flux .
Titolo dell articolo: Evoluzione dei flussi di Eliassen–Palm e dello stato del vortice polare stratosferico dal 2 al 12 dicembre 2025



La sequenza dei pannelli EP-flux forniti da ECMWF, dall’analisi del 2 dicembre (a12) fino alla previsione a 240 ore (12 dicembre), ci descrive un vortice polare complessivamente robusto che viene disturbato da più impulsi d’onda piuttosto energici ma in gran parte confinati alla stratosfera medio-alta, con un accoppiamento verso il basso che risulta ancora limitato. Da questa situazione ne esce uno scenario in cui il vortice viene “ventilato” ma non messo realmente in crisi, coerente con una tendenza emisferica prevalente verso condizioni di AO/NAO positive e circolazione troposferica più zonale piuttosto che bloccata.

All’inizio, nell’analisi del 2 dicembre, la struttura , da come possiamo osservare dal grafico sotto, mostra già un’attività ondosa : dai 400–200 hPa alle medie latitudini (circa 35–45°N) si sviluppano vettori di EP-flux lunghi, inclinati verso l’alto e il polo, che si propagano fino alla media stratosfera fra 50 e 10 hPa, con massimi intorno ai 55–65°N. Il campo di u-change evidenzia un tipico dipolo: decelerazione (colori blu) in prossimità del bordo del vortice tra ~5 e 2 hPa sui 60–70°N, e accelerazione (rossi) sul cappuccio polare sopra 70–80°N. È il segnale di un vortice già interessato da un forcing d’onda non trascurabile in alta stratosfera, ma con risposta che risulta ancora poco strutturata sotto i 50 hPa.

A 24 ore (3 dicembre) il modello tende ad amplificare questo primo impulso: il flusso di EP dalla troposfera extratropicale si intensifica nettamente, con frecce molto lunghe che risalgono dal settore 40–50°N / 300–200 hPa fino a 5–2 hPa. In corrispondenza delle alte latitudini stratosferiche (circa 65–80°N) possiamo notare la comparsa di una colonna blu marcata tra 30 e 5 hPa, indicativa di una forte decelerazione dei venti occidentali, mentre nella parte sommitale del vortice, intorno a 1 hPa, permangono chiazze rosse di accelerazione. Si tratta del massimo del forcing d’onda del periodo, un vero “colpo” all’upper-level jet polare che tende a disassare e rallentare il vortice soprattutto nella fascia compresa tra 10–5 hPa, senza però costruire una colonna continua e strutturata di anomalia negativa fino alla bassa stratosfera.

Fra le 48 e 96 ore (4–6 dicembre) la circolazione entra nella fase di risposta a questo primo impulso. I vettori di EP-flux in alta stratosfera subiscono un accorciamento progressivo , segno che la propagazione verso l’alto da parte delle onde planetarie comincia a perdere vigore. Nei campi di u-change il segnale si ribalta: le tonalità rosse si impongono sul polo alle quote più elevate (2–1 hPa), indicando una nuova accelerazione del jet stratosferico polare, mentre le zone blu si spostano e si frammentano sul lato equatoriale del vortice e nella media stratosfera. È la classica fase di “spin-up” ossia di rafforzamento successiva a un forte forcing: il vortice, dopo essere stato rallentato, riacquista nuovamente velocità in alta quota. Nella bassa stratosfera, sotto i 70–50 hPa, il segnale resta debole: manca un’organizzazione coerente che faccia pensare a un NAM fortemente negativo in propagazione verso il basso.

A partire dalle 120 ore (7 dicembre) il modello indica un secondo ciclo ondoso, più graduale ma comunque ben riconoscibile. I vettori di EP-flux che partono dalla troposfera dei 35–50°N si allungano di nuovo e la colonna di flusso verso l’alto torna a collegare 300–200 hPa con la banda 30–5 hPa sulle medie-alte latitudini. In alta stratosfera il campo di u-change assume una configurazione a dipolo verticale, ossia : blu sul cappuccio polare tra 1 e 2 hPa (tendenza a nuova decelerazione) e rosso immediatamente al di sotto, intorno a 5–10 hPa, dove il vortice trova invece una fascia di ri-accelerazione. È il segno di un vortice che viene “pizzicato” dall’alto, ma con la risposta dinamica che si distribuisce su piani isobarici diversi, senza collassare su un’unica, grande anomalia negativa.

Fra 144 e 192 ore (8–10 dicembre) questo secondo impulso tende a consolidarsi : l’EP-flux rimane robusto dalla troposfera fino alla media stratosfera, le frecce mantengono una chiara inclinazione verso l’alto e il polo, e il pattern di u-change resta dominato da strutture a dipolo. Le aree blu di decelerazione, come osservabile dai grafici, sono ora più estese tra 5 e 2 hPa sui 50–70°N. Aree che testimoniano che le onde continuano a sottrarre momento al jet sul bordo del vortice; contemporaneamente compaiono zone rosse di accelerazione sia al di sopra (sul cappuccio polare) sia al di sotto, nella bassa-media stratosfera intorno a 50–70 hPa. In pratica il vortice non va in “modalità collasso”, ma riorganizza la circolazione andando a spostare il massimo del vento e della vorticità in risposta al forcing, mantenendosi comunque complessivamente intenso.

Nelle ultime due scadenze, a 216 e soprattutto nelle 240 ore (11–12 dicembre), il quadro rimane coerente con questa lettura appena fatta . I vettori di EP-flux mostrano ancora una colonna continua che parte dalla troposfera delle medie latitudini fino a circa 5–2 hPa, segno che l’alimentazione ondosa dal basso non viene meno. Tuttavia, il segnale di u-change rimane tipicamente “a sandwich”: una robusta fascia blu di decelerazione presente nella stratosfera medio-alta sulle medie latitudini (circa 50–70°N, fra 30 e 5 hPa) affiancata da una campana rossa molto intensa al di sopra del polo a 1–2 hPa e da nuclei positivi anche nella bassa stratosfera polare (attorno a 70–100 hPa). Questo ci indica che l’energia d’onda viene in parte assorbita e in parte ridistribuita, ma non produce un indebolimento generalizzato del vortice su tutta la colonna; anzi, il cappuccio polare in alta quota tende di nuovo a rafforzarsi. Nella regione tra 100 e 70 hPa, quella più importante per un eventuale aggancio con la troposfera, il segnale resta relativamente debole e frammentato: qualche area di lieve decelerazione alternata ad accelerazione, senza un chiaro “filo” verticale che faccia pensare a una robusta discesa del segnale d’onda verso il basso .

In termini dinamici, dunque, l’intero run ci racconta la storia di un vortice polare che viene colpito a più riprese da impulsi d’onda planetaria: un primo spike molto forte attorno al 3 dicembre, seguito poi da una fase di ri-compattamento, e un secondo forcing più prolungato che dovrebbe interessare soprattutto la stratosfera medio-alta fra il 7 e il 12 dicembre. Ogni volta le onde riescono a frenare parzialmente il jet sui bordi del vortice, ma la risposta del sistema rende il vortice nuovamente vigoroso in alta quota e il segnale, come già spiegato, fatica a propagare in modo ordinato verso la bassa stratosfera. Dal punto di vista troposferico, questo tipo di diagnostica è più compatibile, nella prima metà di dicembre, con un regime mediamente zonale e con indici AO/NAO su valori neutro-positivi, magari disturbati da ondulazioni intermedie, ma senza un chiaro segnale, almeno fino a questo momento, di blocchi duraturi o di pattern a forte impronta artico-continentale sull’Europa.

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Tralasciando un attimo ECMWF, riporto il grafico dell attività d onda . Grafico prelevato dal sito https://www.janusresearch.com/common/Content.asp?PN=News&PAGE=422&CONTENT=2102

Il grafico aggiornato del GFS Vertical Wave Activity Flux per la fascia 40–80°N ci mostra in modo molto chiaro la “storia” dinamica avvenuta nelle ultime settimane dal punto di vista della propagazione d’onda verso la stratosfera. Sull’asse verticale compaiono i livelli di pressione, dalla troposfera (1000 hPa) fino alla media-alta stratosfera (10 hPa), mentre sull’asse orizzontale scorrono i giorni da inizio novembre a circa metà dicembre. I colori rappresentano le anomalie standardizzate del flusso di attività d’onda verticale: tonalità rosse indicano un eccesso di propagazione rispetto alla climatologia (più onde planetarie che salgono dalla troposfera), le tonalità blu un deficit (minor propagazione d’onda del normale).

La prima caratteristica che ci appare davanti agli occhi è il forte nucleo rosso di fine novembre, un vero e proprio “missile” che parte dalla bassa stratosfera (100–70 hPa) e si sviluppa fino a 10 hPa con intensità superiore alle 2 deviazioni standard. Si tratta del grande burst d’onda che ha alimentato il Canadian Warming e il disturbo alto-stratosferico di cui si vedono ancora le tracce nelle diagnostiche EP flux di ECMWF: le onde planetarie sono riuscite a trasferire una quantità anomala di momento verso l’alto, favorendo un sensibile rallentamento del getto sul bordo del vortice e il pronunciato riscaldamento in alta stratosfera sull’area canadese. Questo è stato finora il principale evento dinamico della stagione attuale .

La linea verticale nera collocata attorno al 3 dicembre separa la parte osservata da quella previsiva e segna l’uscita dal primo grande impulso. Dopo questa data il quadro come potete notare incomincia a cambiare: compaiono ancora anomalie positive (rosse) ma decisamente più modeste, generalmente comprese fra 0,5 e 1 deviazione standard, e soprattutto concentrate tra 150 e 70 hPa. In parole povere, tra il 5 e il 10 dicembre è atteso un forcing d’onda ancora presente ma più basso di quota e meno intenso: l’energia delle onde continua a salire dalla troposfera alle medie latitudini, tuttavia fatica a penetrare nella stratosfera superiore con la stessa efficacia del burst avvenuto a fine novembre. Questo è in linea con ciò che mostrano le mappe EP flux: un “secondo impulso” più moderato, che ventila la bassa–media stratosfera ma difficilmente potrà generare un nuovo forte warming o un tracollo del vortice.

Nella parte finale del pannello, e qui ci avviciniamo a metà dicembre, il segnale tende addirittura a cambiare segno in alta stratosfera, con la comparsa di chiazze blu a ridosso dei 30–10 hPa: anomalie negative di wave activity flux, cioè meno attività d’onda del normale alle quote superiori. Questo suggerisce che, dopo aver assorbito i due impulsi precedenti, il vortice polare potrebbe entrare in una fase più “silenziosa” dal punto di vista della propagazione d’onda, con minore tendenza a nuovi disturbi significativi dall’alta stratosfera e, statisticamente, maggior probabilità di mantenere un assetto compatto e di segno AO/NAO almeno neutro-positivo.

Nel complesso, il grafico conferma la lettura fatta precedentemente : la stagione è stata finora caratterizzata da un forte impulso di attività d’onda a fine novembre, responsabile del CW canadese, seguito da un forcing più moderato e confinato prevalentemente alla bassa–media stratosfera . Questo nella prima metà di dicembre. In assenza, per ora, di nuovi picchi di wave flux verso l’alto, lo scenario di base resta quello di un vortice polare che, pur “ventilato” e disturbato, tende più a ricompattarsi che a collassare, con implicazioni non particolarmente favorevoli a configurazioni fredde persistenti sul comparto euro-mediterraneo nel breve periodo.

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Alessandro 81

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Una buona giornata a tutti. Eccomi di nuovo con la consueta analisi dei flussi.
Il titolo dell aggiornamento è il seguente: Diagnosi dei flussi EP ECMWF e stato del vortice polare stratosferico (3–13 dicembre 2025)

Via, senza dilungarmi troppo, partiamo con l analisi.

La sequenza dei diagrammi EP-flux elaborata da ECMWF, dall’analisi del 3 dicembre fino alla previsione a 240 ore del 13 dicembre, ci descrive l’evoluzione di un vortice polare inizialmente disturbato da un impulso d’onda alquanto moderato, seguito poi da una fase di marcato spin-up in alta stratosfera e, nelle ultimissime scadenze, dall’emergere di un nuovo impulso d’onda che comincia a erodere il getto nei livelli compresi fra 20 e 50 hPa. Il campo a colori ci mostra la tendenza giornaliera del vento zonale medio ( rosso = accelerazione dei westerlies, blu = decelerazione), mentre i vettori rappresentano il flusso di attività d’onda di Eliassen–Palm: la loro inclinazione e lunghezza ci dice quanta energia d’onda viene propagata e in quale direzione, in latitudine e in quota.

Nell’analisi iniziale (3 dicembre, possiamo osservare un vortice strutturato con un forte getto polare compreso tra 60 e 80°N in alta e media stratosfera. I vettori EP salgono dalla troposfera superiore (200–300 hPa) delle medie latitudini, fra 40 e 60°N, e si incurvano poi verso il polo fino a circa 5–3 hPa. Questa situazione ci segnala un’onda planetaria che riesce a propagarsi in verticale lungo il wave-guide sub-polare. In corrispondenza del fianco polare del vortice, tra 10 e 5 hPa e 60–80°N, compare una banda blu di decelerazione piuttosto significativa: convergenza di flusso EP e trasferimento di momento dai westerlies alle onde, cioè un primo tentativo di “frenata” del getto stratosferico. Sotto i 20–30 hPa, però, il segnale risulta molto più smorzato: l’impulso d’onda tocca soprattutto la parte alta del vortice, senza scavare tuttavia in profondità.

Già a 24 ore (4 dicembre) il bilancio subisce un cambiamento rapido. La regione blu di decelerazione presente in quota viene sostituita da un’estesa area rossa di accelerazione positiva tra 60 e 80°N, dai 10 hPa fino alla top del diagramma. I vettori EP in alta stratosfera tendono ad orientarsi in modo più orizzontale , con una componente equatorward piuttosto pronunciata: è un classico segnale di regime più riflettente, in cui l’attività d’onda viene in parte respinta o guidata ai lati del vortice invece di essere assorbita nel cuore del getto. Il risultato netto è uno spin-up del vortice in alta stratosfera: il precedente disturbo viene “riassorbito” e l’anomalia di vento westerly si rafforza.

Tra le 48 e 72 ore (5–6 dicembre) questo processo raggiunge il culmine. Le tonalità rosse diventano dominanti sull’intera colonna stratosferica superiore, con massimi di accelerazione zonale fra 60 e 80°N da 10 fino a 1–2 hPa. I vettori EP mostrano ancora un flusso robusto proveniente dalla media troposfera alle medie latitudini, ma una volta entrato in stratosfera la loro inclinazione si fa meno verticale e più tangenziale al vortice: molta dell’attività d’onda viene deviata lungo il wave-guide anziché convergere direttamente sul polo. In pratica le onde “lavorano” poco contro il vortice e più a favore del mantenimento di un jet forte e compatto, configurazione tipica di un vortice in fase di consolidamento.

Nel medio termine, e qui ci spingiamo fra 96 e 144 ore (7–9 dicembre), il quadro resta coerente con un vortice forte ma che tende a normalizzarsi. La magnitudine dei vettori EP in alta quota subisce una diminuzione rispetto al picco registrato nelle 72 ore, pur mantenendo un orientamento prevalentemente orizzontale sul bordo superiore del vortice. Il campo di ∂u/∂t mostra ancora ampie zone rosse presenti in alta stratosfera polare, ma con valori meno estremi; in media e bassa stratosfera, e qui siamo sotto i 30–40 hPa, i segnali di accelerazione e decelerazione si alternano con intensità modesta, senza definire un chiaro impulso d’onda capace di modificare profondamente la struttura del vortice. Al tempo stesso, nella troposfera superiore le sorgenti d’onda rimangono attive fra 40 e 50°N, 200–300 hPa, come testimoniano i vettori EP estesi e inclinati verso l’alto: il problema, per così dire, non è l’assenza di forcing troposferico, ma l’efficienza con cui la stratosfera lo assorbe.
Molti si chiederanno: cosa significa campo di ∂u/∂t
Avete perfettamente ragione a chiederlo. Ve lo spiego subito:

Nei diagrammi dell’EP-flux il simbolo ∂u/∂t rappresenta la tendenza temporale del vento zonale medio, cioè di quella componente del vento che soffia da ovest verso est e che è stata mediata lungo i meridiani. La lettera u indica il vento zonale medio, mentre t è il tempo: matematicamente la simbologia indicata ∂u/∂t descrive “quanto e in che direzione” il vento zonale sta cambiando in un dato punto di latitudine e quota. Se immaginate il vortice polare come un grande nastro di vento che gira intorno al polo, ∂u/∂t non vi dice quanto è veloce in assoluto quel nastro (quello lo dicono i classici profili di u), ma se in quel punto si sta accelerando o rallentando. Per questo motivo, nello sfondo colorato dei pannelli EP-flux, i valori positivi di ∂u/∂t (le zone rosse) ci indicano accelerazione dei westerlies: il vento da ovest sta aumentando di intensità, il getto o il vortice si stanno rafforzando in quel livello di pressione e a quella latitudine. Al contrario, i valori negativi di ∂u/∂t (le zone blu) indicano decelerazione dei westerlies: il vento da ovest sta diminuendo, il getto perde velocità e, se la decelerazione è sufficientemente forte e persistente, può arrivare fino al punto di annullare il vento westerly e persino a invertirlo in easterly. Le unità sono espresse in m/s al giorno: per esempio, un valore di −10 significa che il vento zonale, in quel punto, si sta riducendo di circa 10 m/s al giorno per effetto dei processi dinamici che entrano in gioco. Fisicamente questa tendenza è strettamente collegata al comportamento dei vettori di flusso di Eliassen–Palm. Dove i vettori EP convergono (cioè “entrano” in una zona), le onde planetarie cedono, lasciano il loro momento al mezzo di fondo e sottraggono momento al getto, producendo una decelerazione del vento zonale: in quelle regioni ci si aspetta ∂u/∂t negativo e quindi colori blu. Dove invece i vettori EP divergono (cioè “escono” da una zona), il getto “guadagna” momento e tende ad accelerare, con ∂u/∂t positivo e colori rossi. In questo senso il campo di ∂u/∂t è una carta di “forzante d’onda” sul vortice: ci mostra dove le onde stanno frenando il vortice e dove, al contrario, lo stanno lasciando rafforzare o addirittura contribuendo alla sua accelerazione. Interpretabile così, il pattern di rosso e blu nei pannelli EP-flux diventa una chiave di lettura immediata dell’evoluzione del vortice polare e dei jet stratosferici nel tempo.
 

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Tornando alla tendenza, anzi scusatemi se mi dilungo troppo facendo divenire la spiegazione troppo lunga e noiosa, nel range 168–216 ore (10–12 dicembre) si intravvede un lento ribilanciamento cioè: In alta stratosfera permangono zone di accelerazione positiva sul settore sub-polare, ma la loro estensione si riduce progressivamente. Al tempo stesso cominciano a comparire, attorno a 60–70°N e fra 10 e 30 hPa, nuclei blu di ∂u/∂t negativa più netti rispetto al periodo precedente, associati a vettori EP che tornano ad avere una componente verticale e poleward decisamente più marcata. È il segnale di una nuova convergenza di attività d’onda sulla fascia del vortice che controlla il coupling con la troposfera: sicuramente non siamo di fronte a un evento estremo, ma a un graduale “cambio di segno” nel bilancio di momento, dopo diversi giorni dominati dall’accelerazione. In altre parole, il vortice resta forte ma non è più in chiara fase di spin-up; entra in una zona di equilibrio instabile, dove impulsi d’onda potrebbero iniziare a eroderlo in modo più efficace.

Arrivando nel range delle 240 ore del 13 dicembre, si va a completare il quadro in quanto ci viene mostrato con maggiore chiarezza questo nuovo tentativo di disturbo. In bassa stratosfera e nella troposfera superiore, fra 40 e 60°N e 300–100 hPa, i vettori EP si intensificano e si orientano decisamente verso l’alto e il polo, segnalando un forcing d’onda robusto che esce dalla regione dei jet troposferici. Salendo verso 50–20 hPa, sempre intorno a 60–75°N, i vettori mantengono un’ampia componente verticale mentre sullo sfondo compaiono nuclei blu compatti di ∂u/∂t negativa: ciò segnala una banda di decelerazione che si estende più in profondità rispetto ai giorni precedenti. Si tratta di un vero e proprio “attacco d’onda” al fianco del vortice nella media stratosfera, con convergenza di attività d’onda più marcata e meno riflessa rispetto alla fase centrale della previsione. In alta stratosfera, sopra i 5 hPa, persiste invece una zona di accelerazione westerly sul margine equatoriale del vortice, con EP-flux che tende ancora a scorrere lungo il wave-guide e a divergere verso latitudini più basse; ciò ci indica che la parte alta del vortice rimane piuttosto compatta, mentre l’azione frenante delle onde si concentra sui livelli intermedi.

Nel complesso, la storia dinamica che emerge dalla lettura dei pannelli ECMWF tra 12 e 240 ore è quella di un vortice polare che, partendo da una situazione leggermente disturbata, vive prima una rapida fase di rafforzamento in alta stratosfera, favorita da un regime fortemente riflettente, e solo successivamente inizia a mostrare segnali più convincenti di decelerazione nei livelli di 20–50 hPa. Tuttavia va detto che al momento non è sicuramente un assetto da riscaldamento stratosferico maggiore imminente, perché al momento mancano un indebolimento massiccio e diffuso dell’intera colonna e soprattutto una decelerazione robusta fino alla soglia dei venti easterly. Tuttavia l’ultimo frame a 240 ore pare suggerire che il ciclo non si chiude con un vortice “blindato”: la nuova convergenza d’onda in media stratosfera potrebbe costituire il preludio a un’ulteriore erosione. Questo oltre il range di 10 giorni, con la possibilità che, se ulteriori impulsi d’onda seguiranno , si vada ad aprire una finestra per un graduale indebolimento e per un maggiore accoppiamento verso il basso nella seconda parte di dicembre.
https://users.met.fu-berlin.de/~Akt...lert=1&forecast=all&var=EP&lng=eng&hem=nh#top
 

Alessandro 81

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Una buona giornata a tutti. Come ogni giorno propongo un analisi riguardante l evoluzione dei flussi di Eliassen–Palm.
Il titolo della mia analisi è questo: EP-flux ECMWF 12–240h: segnali di forcing d’onda attivo e risposta del vortice ancora a due velocità


Guardando in sequenza i pannelli forniti dal FU Berlin/ECMWF dalle 12 alle 240 ore, emerge un quadro complessivamente dinamico, con un’attività d’onda che non appare marginale e che tende a mantenersi organizzata lungo la colonna troposfera–bassa/medio-alta stratosfera. I vettori di EP-flux mostrano più volte una propagazione verso l’alto e verso il polo dalle medie latitudini (circa 40–60N), soprattutto a partire dagli strati prossimi alla tropopausa e dalla bassa stratosfera. Questa situazione ci suggerisce un wave driving reale e non episodico. In parallelo, l’ombreggiatura della tendenza del vento zonale medio (u-change) segnala però una risposta del VPS non lineare e non uniformemente “profonda”, con un alternanza di fasi di rallentamento (blu) e di temporaneo rinforzo (rosso), in particolare alle quote più alte.

Nelle prime scadenze temporali, e siamo nel range: (analisi e 24–48h), si percepisce bene il contrasto tra una spinta d’onda presente nelle medie latitudini e una resistenza del vortice in alta stratosfera, dove tendono a comparire aree di accelerazione nelle quote più elevate. Questo secondo me è un dettaglio importante: indica che il sistema potrebbe essere in una fase di aggiustamento, in cui l’onda sta tentando di “entrare” e il vortice risponde rinforzando localmente i westerlies in quota. Tra le 72 e 120 ore la struttura del flusso d’onda appare più continua e meglio allineata verticalmente; il segnale è quello di un potenziale trasferimento di momento che al momento appare più efficace, con un graduale aumento della probabilità di decelerazioni alle latitudini polari nella fascia 10–50 hPa, anche se non ancora , esso si manifesta con una persistenza e e una ampiezza non in grado di generare un disturbo maturo.

Il cuore interpretativo della sequenza arriva tra le 144 e 216 ore, dove la colonna di EP-flux sembra essere più robusta e la risposta del vento mostra finestre più convincenti di decelerazione in alta stratosfera alle alte latitudini. Qui il pattern è compatibile con un deposito di momento che tende a disturbare la circolazione polare in quota, configurando una fase di precondizionamento del vortice. Tuttavia, anche in questa finestra la bassa stratosfera non appare costantemente “agganciata” a un segnale blu ampio e duraturo: il che mi lascia intendere che il disturbo, se si concretizza, potrebbe essere inizialmente più alto che profondo.

Il pannello a 240 ore ci conferma proprio questa lettura “a due velocità”. Da un lato si intravede ancora una traiettoria di propagazione d’onda verso la regione polare e una tendenza a rallentamento in alcune aree dell’alta stratosfera; dall’altro, persiste un segnale di accelerazione molto alto di quota. Segnale che ci suggerisce come il vortice possa mantenere una riserva di forza nei piani superiori. Questa coesistenza di segnali opposti è spesso il marchio di una fase di transizione: non esclude un’evoluzione più disturbata, ma ci indica che la strada verso un indebolimento più “profondo” e quindi verso un possibile impatto troposferico (AO/NAO più stabilmente negative) richiederebbe ulteriori impulsi d’onda e una maggiore continuità del segnale di decelerazione anche tra 10 e 30 hPa.

In sintesi, la sequenza temporale nel range 12–240h , ci racconta di un VPS sottoposto a forzante d’onda credibile e potenzialmente in aumento, ma con una risposta ancora non definitivamente consolidata lungo tutta la colonna stratosferica. Il segnale più utile, nei prossimi aggiornamenti, sarà quello di verificare se le aree blu riusciranno a diventare più estese e persistenti anche in media stratosfera: sarebbe il passaggio chiave da un semplice precondizionamento a un disturbo più significativo con maggiori probabilità di coupling verso il basso.

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Nevone 2012

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Se non ricordo male è stato processato sul run GFS che era completamente sballato al rialzo, ben oltre spread (e pertanto non significativo).
Proprio per questo GM Chenal la riflessione che sto facendo in questi ultimi giorni è che probabilmente non è sufficiente prendere in considerazione le singole uscite giornaliere per abbozzare una previsione. Se così fosse allora potevamo avere avuto delle buone chances già entro la metà del mese. Ad ogni modo, come hai ipotizzato in uno dei tuoi ultimi interventi, confidiamo che qualcosa possa accadere sotto le festività quando potrebbe venire meno l'effetto del CW e magari cambia la dislocazione dei nuclei di vorticita'.
 

Nevone 2012

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Buongiorno a tutti, vi chiedo se lo stiramento del vp che vede GFS in coda sia dovuto ad una possibile azione da parte di entrambe le wawe
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Quest' anno non riesco a vedere le mappe strato di Meteo Dolomiti. Succede anche a voi? Sapete il perché? Grazie!
 

Eug29

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Comunque secondo me non mettete in conto un pò di cose: è chiaro che ormai il baricentro del hp africano si sia spostato di tot km verso nord, cioè verso l' italia. Ogni anno abbiamo un periodo di almeno 10/15 giorni in inverno dove siamo invasi del hp africano, e questa cosa va avanti almeno da 10 anni in modo più o meno progressivo. Inoltre è chiaro che le zonalità sono aumentate si raggiungono sempre di più livelli record con il getto che fa fatica a rallentare in modo significativo. Sono anni che ormai dicembre non è sotto media, ultimo mi pare dicembre 2020, che poi spalanco le porte ad un inverno importante per italia. Ma oltre a ciò ci sono pochi episodi freddi per dicembre negli ultimi 10 anni, ultimo di nota fine dicembre 2014. Inoltre nessuno parla delle situazioni incredibili che si creano in atlantico, lp atlantiche a pressioni molto basse che creano solo rotture d'onda quando si instaura un regime di blocco, ultima di nota lo scorso anno, c'era una sequenza di lp micidiali che ha creato una rottura d'onda per un episodio importante. Secondo me non è tutto cosi malavaggio quest'anno che decisamente è cominciato meglio di altri, molto meglio dello scorso anno e dell'anno prima ancora, ricordo il dicembre del 2023 fu una roba imbarazzante. Se guardo i modelli io non vedo condizionamento da ese anzi vedo anomalie termiche positive in zone importanti, con un inzio di upper warming che possono destrutturare il vp. In più a vedere sia gfs che reading,stanno molto limando hp africana, ed gfs inzia a vedere un cambio atmosferico intorno metà mese. Gli spaghi comunque sono stati limati e questo è importante.Vediamo cosa succederà ma ricordo a tutti come negli ultimi 6 anni di giorni in condizioni invernali nel trismeste invernale, saranno stati si o no un 20 su 90. circa il 20 %, ad esclusione dell inverno 20/21, e se allarghiamo la cerchia agli ultimi 10 anni, cito anche il dicembre 2016 dove siamo stati sopramedia a lungo.1765013713095.png1765013676049.png
 

neve_a_Roma

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Sinceramente con questa previsione dei venti zonali a 10 hPa da parte di GFS ed Ecmwf ci vedo poco in cui sperare. Andiamo verso Ese. Si vede un T-S non troppo convinto (venti zonali in calo a 10 m/s) velocemente soppiantato da forte zonalità ed accoppiamento su tutta la colonna.
Mi aspettavo questo ma prima che arrivasse almeno una bella parentesi invernale a dicembre, invece il nulla.
 

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Alessandro 81

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Una buona giornata a tutti. Come sempre, andrò ad esaminare gli ultimi aggiornamenti che il sito fuberlin ci offre cercando di stilare una breve analisi .

Il titolo della mia analisi è il seguente : Analisi integrata del vortice polare stratosferico al 7 dicembre 2025


L’insieme dei grafici FU Berlin aggiornati al 7 dicembre 2025 ci mostra un vortice polare stratosferico complessivamente molto freddo, compatto e simmetrico nella media e alta stratosfera, con un progressivo indebolimento della sua compattezza in prossimità della tropopausa. Le analisi ci mostrano un asse del vortice che risulta ben centrato sul Polo, con scarsi segnali di elongazione e una netta prevalenza di configurazioni a Wave-1 debole, accompagnate da un modesto contributo a Wave-2 in prossimità delle quote più basse. La colonna termica ci mostra temperature estremamente negative tra 70 e 10 hPa, con minimi inferiori a −80 °C a 10 hPa, segno di un vortice forte e ancora privo di disturbi significativi in gradii di destabilizzarlo significante .

Arrivando In alta stratosfera (1–2 hPa) emerge un quadro dominato da segnali di debole riscaldamento marginale confinati sul settore pacifico-canadese. Situazione che possiamo osservare attraverso le aree che presentano toni rosso-arancio sulle mappe, ma tali anomalie non assumono ancora la struttura di un warming organizzato. La previsione a 24 ore conferma mediamente questa tendenza, indicando che il riscaldamento rimane superficiale, senza incidere sulla colonna centrale del vortice, che appare ancora molto fredda e concentrica, con geopotenziali molto bassi (segno di una forte rotazione ciclonica).

Scendendo verso la media stratosfera (10–50 hPa), il vortice si mostra molto profondo e simmetrico, con isolinee strette e concentriche che descrivono elevata vorticità potenziale. I minimi termici identificabili a 10 hPa confermano un nucleo gelido, mentre i venti zonali a 60°N sono prossimi o pari allo zero nelle analisi a 12 UTC, segnale di una fase in cui il getto stratosferico non ha ancora completato la piena accelerazione stagionale. Le previsioni a 120 ore ci mostrano invece un netto rinforzo dei venti occidentali, con valori che superano i 40–45 m/s, indicando il passaggio a una fase di rafforzamento del vortice polare dopo il transitorio di riscaldamento marginale.

Arrivando in bassa stratosfera (70–150 hPa), questo ultima presenta invece una struttura più irregolare, come tipico dei livelli prossimi alla tropopausa: il vortice inizia a perdere la sua simmetria, manifestando leggere ondulazioni e un indebolimento del gradiente termico. Le temperature più “calde” (relativamente parlando) e la comparsa di deboli centri di alta pressione vicino all’Atlantico e alla Siberia ci mostrano come la troposfera rimanga ancora relativamente disaccoppiata dalla struttura fredda e compatta che si trova nella stratosfera superiore. La previsione a 24 ore conferma un ulteriore lieve stiramento zonale, senza però segnali di un imminente disturbo importante.

Nel complesso, l’insieme delle analisi e previsioni ci descrive un vortice polare freddo, profondo e in fase di rafforzamento, con un’anomalia termica fortemente negativa presente nei livelli centrali della colonna, un’alta stratosfera interessata solo da un modesto e poco organizzato warming peraltro periferico, e un’accelerazione prevista dei venti zonali nel range dei 5 giorni. La troposfera rimane al momento poco influenzata dal comportamento del vortice, suggerendo una condizione di decoupling verticale: l’atmosfera inferiore invece dovrebbe continuare a rispondere principalmente alla dinamica ondulatoria troposferica e alla forzatura tropicale, mentre la stratosfera tende a consolidarsi.

Non posto ovviamente tutti i grafici per non rendere illeggibile tutta l analisi. Tuttavia vi posto il link dove potete analizzarle i grafici: https://users.met.fu-berlin.de/~Aktuell/strat-www/wdiag/diag.php?alert=1&lng=eng&hem=nh
 

Giulio097

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Ripresa dei venti zonali a 10 hPa a seguito della fine dell'azione di wave 1 con il VPS che a quel punto si riaccentra sul polo geografico... quindi, il calo dei venti che vediamo nel grafico tra il 15 e il 20 dicembre, altro non è che indicativo della dislocazione del Vps a seguito di un'ultima pulsazione di wave 1.
Invece la forma salutare del VP su tutta la sua colonna va valutata vedendo i livelli delle vorticità potenziali alle varie quote.
Dai grafici qua sotto vediamo che nei vari livelli della colonna (850K: Alta stratosfera; 460K: Media stratosfera; 360K: Alta troposfera/Bassa stratosfera) le vorticità potenziali (PV) si mantengono sotto la media climatologica di riferimento, indicando quindi, un VP debole su tutta la sua colonna, almeno al momento.
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Questa situazione è dovuta e legata al lavoro che ha fatto finora wave 1 per circa un mese e ciò si apprezza meglio in stratosfera (850K e 460K).
Adesso questo forcing di wave 1, come già detto, verrà meno e la palla passa alla troposfera che dovrà tirare fuori una rattivazione dei flussi, se possibile, su le due cresto d'onda (wave 1 e wave 2). Se ciò non avverrà e i flussi di calore rimarranno deboli il riaccorpamento ed il rinforzo del VP su tutta la colonna sarà inevitabile.
 
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