Buongiorno a tutti. Di seguito un breve aggiornamento dei grafici ep flux .
Il titolo dell aggiornamento è il seguente: Evoluzione dei flussi di Eliassen–Palm e stato del vortice polare stratosferico tra 1 e 11 dicembre 2025
L’intera sequenza di grafici ECMWF, dall’analisi del 1° dicembre 12 UTC fino alle 240 ore (11 dicembre), ci fa vedere un vortice polare stratosferico tendenzialmente forte, interessato da più impulsi di attività d’onda i quali provengono dalla troposfera extratropicale. Tuttavia questi impulsi non sono sufficienti affinché si realizzi un forcing sufficiente a innescare un indebolimento strutturale del vortice stesso. I vettori di EP-flux, orientati in prevalenza verso l’alto tra 40 e 60°N dai 400 ai 30 hPa, ci indicano diverse pulsazioni di propagazione verticale delle onde planetarie; il campo colorato di “u-change” (tendenza del vento zonale, rosso = accelerazione dei westerlies, blu = decelerazione) ci fa vedere che gran parte di questo forcing viene assorbito o riflesso in modo tale da mantenere il jet stratosferico molto intenso sul bordo del vortice polare .
Addentrandoci nell’analisi iniziale e nella previsione a 24 ore, La situazione in essere ci fa vedere un quadro dove abbiamo un vortice in buona salute. In alta stratosfera (1–2 hPa)f ra 60 e 80°N, domina una vasta area rossa segno di forte accelerazione dei venti occidentali sul lato polare del jet, mentre una fascia blu più a sud (40–55°N) evidenzia una leggera frenata sul fianco equatoriale. I vettori di EP-flux risalgono in maniera piuttosto ordinata dalla media troposfera (300–200 hPa) attorno a 45–55°N fino alla bassa stratosfera (70–50 hPa), ma una volta raggiunti i 10–3 hPa tendono a incurvarsi e a disporsi più orizzontalmente o addirittura leggermente verso l’equatore. Questo è tipico di una configurazione “riflettente” dove le onde raggiungono la zona di forte gradiente del vento zonale e lì vengono in parte deviate, rafforzando ulteriormente il jet alle latitudini polari e limitando la decelerazione all’area equatoriale del vortice.
Tra le 48 e le 72 ore (3–4 dicembre), il modello simula un primo impulso di flusso d’onda più marcato. Dai 400–300 hPa attorno a 50–60°N Possiamo notare la comparsa di una zona blu estesa, che indica frenata dei westerlies troposferici per effetto della convergenza del flusso di EP. I vettori sono lunghi e quasi verticali. Questo ci fa capire che siamo in presenza di un forte trasporto di quantità di moto verso l’alto. Nella bassa e media stratosfera (70–20 hPa) si forma invece una colonna di decelerazione (colori blu) tra 50 e 70°N, sintomo di un reale assorbimento d’onda. Tuttavia, già tra 5 e 1 hPa la struttura cambia: il nucleo blu subisce una riduzione e sul bordo polare (circa 70–80°N) riappaiono chiazze rosse di accelerazione, mentre i vettori in alta stratosfera tornano a piegare verso l’equatore. Il sistema reagisce quindi al forcing d’onda organizzandosi rapidamente in modo tale da ri-rafforzare il vortice alle quote più alte, invece di indebolirlo in modo progressivo.
Fra le 96 e 120 ore (5–6 dicembre), il segnale di “spin-up” del vortice è ancora più evidente. In media stratosfera, intorno ai (20–10 hPa) si sviluppa una banda rossa ben definita fra 60 e 80°N: il getto stratosferico viene accelerato lungo il bordo del vortice, mentre il lato equatoriale mostra nuovamente zone blu di frenata. In troposfera i vettori di EP continuano a indicare un forcing significativo . Questo a partire dai 40–60°N, ma la colonna di decelerazione non riesce più a propagarsi con continuità fino ai 5–1 hPa: l’assorbimento si concentra soprattutto nella parte inferiore del vortice e il surplus di momento angolare viene ridistribuito in alto, andando a consolidare l’intensità del PV.
A partire dalle 144 ore (7 dicembre) l’assetto del sistema si fa leggermente più “rilassato”, ma senza che si passi a un vero regime di indebolimento. Nella fascia compresa tra 1–3 hPa, compaiono aree blu piuttosto estese nella fascia fra 45 e 60°N, a indicare una certa decelerazione del jet in alta stratosfera sul lato equatoriale, mentre sul bordo polare sopravvive ancora un corridoio rosso meno intenso. I vettori in alta quota tendono ad assumere un orientamento molto orizzontale, di nuovo caratteristico di condizioni riflettenti: l’onda che sale dalla troposfera trova una superficie di inversione dove il gradiente di vento e temperatura favorisce la riflessione piuttosto che l’assorbimento. Nella bassa stratosfera (70–30 hPa) il segnale di u-change si va attenuando , con valori prossimi allo zero su gran parte delle latitudini polari; si tratta più di una fase di assestamento del vortice che di un reale pre-riscaldamento.
Nelle 168 ore (8 dicembre), il modello simula un secondo impulso di attività d’onda. In troposfera ritorna un nucleo blu piuttosto marcato nella fascia tra 400–300 hPa sui 50–60°N. Nucleo associato a vettori EP alti e quasi verticali che disegnano una nuova “colonna” verso la bassa stratosfera. Tra i 70 e 20 hPa, attorno a 50–65°N, ricompaiono chiazze blu di decelerazione, indizio di un parziale assorbimento, mentre fra 1 e 3 hPa si delinea un forte gradiente latitudinale: blu sul lato equatoriale del jet, rosso sul bordo polare oltre i 70°N. Questo pattern è coerente con un vortice che continua a reagire in modo elastico al forcing d’onda: le onde frenano il fianco equatoriale, ma il cuore del vortice resta accelerato e compatto.
Nelle scadenze previsionali a 192 e 216 ore (9–10 dicembre), il forcing d’onda non si spegne ma anzi si riorganizza. A 192 ore, nel settore troposferico, intorno a 400 hPa, si osserva una transizione verso colori più rossi sui 50–60°N, cioè è indice di una ri-accelerazione zonale temporanea legata probabilmente a una maggiore zonalità del getto atlantico-pacifico. L’EP-flux risulta ancora diretto verso l’alto, ma i vettori sono un po’ più corti, sinonimo di un input d’onda meno intenso. In stratosfera il campo di u-change mostra valori più deboli, con piccole macchie alternate blu e rosse fra 30 e 5 hPa, a conferma di un vortice che tende a ritornare verso uno stato di quasi equilibrio. A 216 ore, invece, si riconosce un ulteriore piccolo impulso: la parte alta della troposfera torna blu sui 50–60°N e la colonna di EP-flux si rinforza, mentre in alta stratosfera riappaiono segnali di decelerazione a 1–2 hPa sul lato equatoriale e di accelerazione sul bordo polare.
Il pannello finale a 240 ore (11 dicembre) va in un certo senso a completare il quadro, mostrando che, pur in presenza di quest’ultimo impulso, non si struttura un vero evento di forte indebolimento del vortice. La troposfera continua a indicare convergenza di flusso di EP fra 45 e 60°N con notevole decelerazione blu a 400–300 hPa, segno di onde planetarie ancora attive. I vettori disegnano una colonna verticale ben sviluppata fino a circa 20–30 hPa, dove però il segnale incomincia a disperdersi. In bassa e media stratosfera le anomalie di u-change restano piuttosto modeste e in larga parte negative sul lato equatoriale (frenata del jet), mentre in alta stratosfera la fascia 60–80°N mantiene un debole ma persistente segnale rosso, indizio di un vortice ancora accelerato lungo il bordo polare. In sintesi, l’onda riesce a lavorare sulla parte inferiore ed equatoriale del vortice, ma non a “scardinare” il core in alta quota, né a produrre un’estesa colonna di decelerazione che dalla parta sommitale della stratosfera scenda verso il basso.
Nel complesso, quindi, l’evoluzione tra il 1 e 11 dicembre 2025 descrive un vortice polare stratosferico robusto, soggetto a due-tre successive pulsazioni di attività d’onda che si originano dai 40–60°N troposferici e risalgono fino alla bassa e media stratosfera. Questi impulsi generano fasi alternate di frenata sul fianco equatoriale del jet e di accelerazione sul bordo polare. Questa è una configurazione tipica di un regime più riflettente che assorbente. Il risultato dinamico è quello di un vortice che, pur interagendo con la troposfera, tende a mantenersi forte: il segnale complessivo suggerisce un NAM/AO prevalentemente positivo e un’accoppiata tropo-stratosferica più favorevole a una circolazione emisferica zonale o debolmente disturbata, piuttosto che a un rapido avvio di un evento di riscaldamento stratosferico maggiore.
Il titolo dell aggiornamento è il seguente: Evoluzione dei flussi di Eliassen–Palm e stato del vortice polare stratosferico tra 1 e 11 dicembre 2025
L’intera sequenza di grafici ECMWF, dall’analisi del 1° dicembre 12 UTC fino alle 240 ore (11 dicembre), ci fa vedere un vortice polare stratosferico tendenzialmente forte, interessato da più impulsi di attività d’onda i quali provengono dalla troposfera extratropicale. Tuttavia questi impulsi non sono sufficienti affinché si realizzi un forcing sufficiente a innescare un indebolimento strutturale del vortice stesso. I vettori di EP-flux, orientati in prevalenza verso l’alto tra 40 e 60°N dai 400 ai 30 hPa, ci indicano diverse pulsazioni di propagazione verticale delle onde planetarie; il campo colorato di “u-change” (tendenza del vento zonale, rosso = accelerazione dei westerlies, blu = decelerazione) ci fa vedere che gran parte di questo forcing viene assorbito o riflesso in modo tale da mantenere il jet stratosferico molto intenso sul bordo del vortice polare .
Addentrandoci nell’analisi iniziale e nella previsione a 24 ore, La situazione in essere ci fa vedere un quadro dove abbiamo un vortice in buona salute. In alta stratosfera (1–2 hPa)f ra 60 e 80°N, domina una vasta area rossa segno di forte accelerazione dei venti occidentali sul lato polare del jet, mentre una fascia blu più a sud (40–55°N) evidenzia una leggera frenata sul fianco equatoriale. I vettori di EP-flux risalgono in maniera piuttosto ordinata dalla media troposfera (300–200 hPa) attorno a 45–55°N fino alla bassa stratosfera (70–50 hPa), ma una volta raggiunti i 10–3 hPa tendono a incurvarsi e a disporsi più orizzontalmente o addirittura leggermente verso l’equatore. Questo è tipico di una configurazione “riflettente” dove le onde raggiungono la zona di forte gradiente del vento zonale e lì vengono in parte deviate, rafforzando ulteriormente il jet alle latitudini polari e limitando la decelerazione all’area equatoriale del vortice.
Tra le 48 e le 72 ore (3–4 dicembre), il modello simula un primo impulso di flusso d’onda più marcato. Dai 400–300 hPa attorno a 50–60°N Possiamo notare la comparsa di una zona blu estesa, che indica frenata dei westerlies troposferici per effetto della convergenza del flusso di EP. I vettori sono lunghi e quasi verticali. Questo ci fa capire che siamo in presenza di un forte trasporto di quantità di moto verso l’alto. Nella bassa e media stratosfera (70–20 hPa) si forma invece una colonna di decelerazione (colori blu) tra 50 e 70°N, sintomo di un reale assorbimento d’onda. Tuttavia, già tra 5 e 1 hPa la struttura cambia: il nucleo blu subisce una riduzione e sul bordo polare (circa 70–80°N) riappaiono chiazze rosse di accelerazione, mentre i vettori in alta stratosfera tornano a piegare verso l’equatore. Il sistema reagisce quindi al forcing d’onda organizzandosi rapidamente in modo tale da ri-rafforzare il vortice alle quote più alte, invece di indebolirlo in modo progressivo.
Fra le 96 e 120 ore (5–6 dicembre), il segnale di “spin-up” del vortice è ancora più evidente. In media stratosfera, intorno ai (20–10 hPa) si sviluppa una banda rossa ben definita fra 60 e 80°N: il getto stratosferico viene accelerato lungo il bordo del vortice, mentre il lato equatoriale mostra nuovamente zone blu di frenata. In troposfera i vettori di EP continuano a indicare un forcing significativo . Questo a partire dai 40–60°N, ma la colonna di decelerazione non riesce più a propagarsi con continuità fino ai 5–1 hPa: l’assorbimento si concentra soprattutto nella parte inferiore del vortice e il surplus di momento angolare viene ridistribuito in alto, andando a consolidare l’intensità del PV.
A partire dalle 144 ore (7 dicembre) l’assetto del sistema si fa leggermente più “rilassato”, ma senza che si passi a un vero regime di indebolimento. Nella fascia compresa tra 1–3 hPa, compaiono aree blu piuttosto estese nella fascia fra 45 e 60°N, a indicare una certa decelerazione del jet in alta stratosfera sul lato equatoriale, mentre sul bordo polare sopravvive ancora un corridoio rosso meno intenso. I vettori in alta quota tendono ad assumere un orientamento molto orizzontale, di nuovo caratteristico di condizioni riflettenti: l’onda che sale dalla troposfera trova una superficie di inversione dove il gradiente di vento e temperatura favorisce la riflessione piuttosto che l’assorbimento. Nella bassa stratosfera (70–30 hPa) il segnale di u-change si va attenuando , con valori prossimi allo zero su gran parte delle latitudini polari; si tratta più di una fase di assestamento del vortice che di un reale pre-riscaldamento.
Nelle 168 ore (8 dicembre), il modello simula un secondo impulso di attività d’onda. In troposfera ritorna un nucleo blu piuttosto marcato nella fascia tra 400–300 hPa sui 50–60°N. Nucleo associato a vettori EP alti e quasi verticali che disegnano una nuova “colonna” verso la bassa stratosfera. Tra i 70 e 20 hPa, attorno a 50–65°N, ricompaiono chiazze blu di decelerazione, indizio di un parziale assorbimento, mentre fra 1 e 3 hPa si delinea un forte gradiente latitudinale: blu sul lato equatoriale del jet, rosso sul bordo polare oltre i 70°N. Questo pattern è coerente con un vortice che continua a reagire in modo elastico al forcing d’onda: le onde frenano il fianco equatoriale, ma il cuore del vortice resta accelerato e compatto.
Nelle scadenze previsionali a 192 e 216 ore (9–10 dicembre), il forcing d’onda non si spegne ma anzi si riorganizza. A 192 ore, nel settore troposferico, intorno a 400 hPa, si osserva una transizione verso colori più rossi sui 50–60°N, cioè è indice di una ri-accelerazione zonale temporanea legata probabilmente a una maggiore zonalità del getto atlantico-pacifico. L’EP-flux risulta ancora diretto verso l’alto, ma i vettori sono un po’ più corti, sinonimo di un input d’onda meno intenso. In stratosfera il campo di u-change mostra valori più deboli, con piccole macchie alternate blu e rosse fra 30 e 5 hPa, a conferma di un vortice che tende a ritornare verso uno stato di quasi equilibrio. A 216 ore, invece, si riconosce un ulteriore piccolo impulso: la parte alta della troposfera torna blu sui 50–60°N e la colonna di EP-flux si rinforza, mentre in alta stratosfera riappaiono segnali di decelerazione a 1–2 hPa sul lato equatoriale e di accelerazione sul bordo polare.
Il pannello finale a 240 ore (11 dicembre) va in un certo senso a completare il quadro, mostrando che, pur in presenza di quest’ultimo impulso, non si struttura un vero evento di forte indebolimento del vortice. La troposfera continua a indicare convergenza di flusso di EP fra 45 e 60°N con notevole decelerazione blu a 400–300 hPa, segno di onde planetarie ancora attive. I vettori disegnano una colonna verticale ben sviluppata fino a circa 20–30 hPa, dove però il segnale incomincia a disperdersi. In bassa e media stratosfera le anomalie di u-change restano piuttosto modeste e in larga parte negative sul lato equatoriale (frenata del jet), mentre in alta stratosfera la fascia 60–80°N mantiene un debole ma persistente segnale rosso, indizio di un vortice ancora accelerato lungo il bordo polare. In sintesi, l’onda riesce a lavorare sulla parte inferiore ed equatoriale del vortice, ma non a “scardinare” il core in alta quota, né a produrre un’estesa colonna di decelerazione che dalla parta sommitale della stratosfera scenda verso il basso.
Nel complesso, quindi, l’evoluzione tra il 1 e 11 dicembre 2025 descrive un vortice polare stratosferico robusto, soggetto a due-tre successive pulsazioni di attività d’onda che si originano dai 40–60°N troposferici e risalgono fino alla bassa e media stratosfera. Questi impulsi generano fasi alternate di frenata sul fianco equatoriale del jet e di accelerazione sul bordo polare. Questa è una configurazione tipica di un regime più riflettente che assorbente. Il risultato dinamico è quello di un vortice che, pur interagendo con la troposfera, tende a mantenersi forte: il segnale complessivo suggerisce un NAM/AO prevalentemente positivo e un’accoppiata tropo-stratosferica più favorevole a una circolazione emisferica zonale o debolmente disturbata, piuttosto che a un rapido avvio di un evento di riscaldamento stratosferico maggiore.
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