Una buona giornata a tutti. Di seguito un breve aggiornamento.
L’attività solare che emerge dalle diagnostiche in tempo reale di SpaceWeatherLive in questo inizio di dicembre 2025 è quella di un Sole ancora pienamente in “modalità massimo di ciclo”: molti gruppi di macchie, flusso radio elevato e una probabilità non trascurabile di brillamenti di classe X. Non è un massimo timido, ma un plateau di attività robusta del ciclo 25, che da tempo ha superato le previsioni iniziali dei centri ufficiali.
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Nella sezione “Today’s Sun” di SpaceWeatherLive, i numeri chiave parlano molto chiaro . il
sunspot number è pari a 108, con 2 nuove regioni che sono apparse sul disco visibile, mentre il
flusso radio a 10,7 cm (F10.7) raggiunge i 180 sfu.
SpaceWeatherLive.com Si tratta di valori tipici di un Sole in fase di massimo: un numero di macchie superiore a 100 ci indica che il campo magnetico fotosferico è ampiamente frammentato in molte regioni attive, e un F10.7 di 180 sfu segnala una corona densa e calda, con un forte contributo di emissione non termica. Sicuramente, è un livello nettamente superiore alle attese per quanto riguarda il picco del ciclo 25 (previste intorno a ~115 macchie smussate verso il 2025) e in linea con quanto mostrano oggi le ricostruzioni del ciclo: il massimo smussato ha già superato i 160, collocando il ciclo 25 fra quelli di attività intermedia ma tutt’altro che “debole”.
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Focalizzandoci sulla tabella “Sunspot regions”, questa ci mostra un disco solare popolato da numerosi gruppi numerati: AR 4288 (classe McIntosh DAI), AR 4291 (CAI), AR 4294 (FKC) e una costellazione di regioni più semplici come 4290, 4295, 4296, 4298, 4299 catalogate come HSX o BXO.
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Le sigle McIntosh condensano in tre lettere estensione, struttura penumbrale e distribuzione delle macchie: un codice come FKC o DAI ad esempio, ci indica regioni particolarmente estese, con macchia principale dotata di ampia penombra e un certo grado di complessità interna; al contrario, le configurazioni HSX/BXO sono gruppi più piccoli o quasi “spot singoli”, con un potenziale eruttivo molto più limitato. Il messaggio fisico è che sul disco solare sono presenti sia regioni più tranquille sia almeno un paio di complessi attivi di grande dimensione, in grado di alimentare brillamenti energetici e, potenzialmente, espulsioni di massa coronale (CME).
Questo quadro risulta perfettamente coerente con la diagnostica sui brillamenti. Sempre nella pagina “Solar activity”, la
probabilità di flare per le prossime 24 ore è quantificata in una percentuale del 99% per flare di classe C, 70% per flare di classe M e 20% per flare di classe X.
SpaceWeatherLive.com Sicuramente sono percentuali molto alte, che fotografano un Sole dal punto di vista magnetico molto : i flare di classe C sono praticamente garantiti, gli M sono “probabili” e un X su cinque come probabilità giornaliera è un segnale chiaro che una o più regioni attive hanno un campo beta-gamma-delta o comunque altamente complesso. Una situazione sicuramente da monitoraggio attivo . Ad esempio nella sezione “Space weather facts” lo stesso sito ci ricorda che l’
ultimo flare di classe X è un X1.9 del 1 dicembre 2025, mentre l’ultimo flare di classe M è un M1.4 del 29 novembre e l’ultima tempesta geomagnetica è stata una G1 (Kp=5) il 25 novembre 2025.
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Tornando indietro di qualche giorno nell’archivio di SpaceWeatherLive, emerge il ruolo dominante esercitato dalla regione AR 4274, una vera e propria “regione iperattiva” riscontrata in questo autunno: l’11 novembre ha prodotto un
flare X5.1 di lunga durata, accompagnato da una CME halo molto veloce e da un “G4 geomagnetic storm watch” emesso dallo SWPC; il giorno precedente (10 novembre) la stessa regione aveva già generato un
flare X1.2 con CME diretta verso la Terra, mentre il 14 novembre è arrivato un ulteriore
flare X4.0, responsabile di blackout radio R3 sulla parte illuminata del globo.
Space+3SpaceWeatherLive.com+3SpaceWeatherLive.com+3 I bollettini descrivono AR 4274 come un gruppo di tipo beta-gamma-delta con classificazione McIntosh EKC, cioè un gruppo molto esteso, con grande macchia principale e distribuzione complessa: esattamente la morfologia che, da letteratura , è associata a ripetuti X-flare .
Sul versante geomagnetico, il fatto che SpaceWeatherLive segnali come
ultima tempesta un evento G1 (Kp=5) il 25 novembre, conferma che una parte delle recenti CME è riuscita a colpire la terra , producendo condizioni da tempesta moderata e aurore ben visibili alle alte latitudini.
SpaceWeatherLive.com In assenza di una CME attualmente in arrivo, l’indice Kp tende a tornare su valori più bassi (quieto o solo debolmente disturbato), ma il contesto di sfondo – più regioni attive complesse presenti sul disco, flusso radio elevato, probabilità del 20% di nuovi X – implica che il “rischio geomagnetico” resta attivo e concreto : basta una nuova espulsione diretta verso la Terra, con Bz orientato a sud, per riportare il Kp in territorio di tempesta in tempi molto rapidi .
Se mettiamo insieme tutti questi tasselli con la climatologia del ciclo, il quadro che emerge è quello di un
ciclo solare 25 già entrato nella fase di massimo e tuttora collocato su un plateau di attività alto . Le analisi NOAA/NASA e gli studi più recenti , indicano che il massimo smussato è stato raggiunto verso la fine del 2024, con valori dell’indice di macchie (SSN) e del flusso F10.7 sensibilmente più elevati rispetto alle previsioni ufficiali. Previsioni che se non sbaglio, descrivevano un ciclo piuttosto debole e simile al 24.
arXiv+3NOAA Space Weather Prediction Center+3Spaceweather.com+3 L’autunno 2025, con un susseguirsi di flare X (fra cui l’X5.16 dell’11 novembre, sesto evento più forte del attuale ciclo almeno fino a questo momento) e con un numero di macchie che rimane elevato, conferma che il Sole non è ancora entrato in una fase di marcato declino , ma oscilla ancora attorno a un plateau di massima attività.
In sintesi, oggi, SpaceWeatherLive , ci restituisce l’immagine di un Sole tutt’altro che stanco: un disco affollato di regioni attive, un flusso radio da pieno massimo, una storia recente punteggiata da flare X e tempeste geomagnetiche e una probabilità ancora piuttosto significativa di nuovi eventi maggiori. Per chi osserva il meteo spaziale in ottica operativa, questo significa mantenere alta l’attenzione su possibili blackout radio, disturbi alle comunicazioni HF e GNSS e, naturalmente, sulla possibilità di nuove aurore alle alte latitudini nelle prossime settimane.