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Monitoraggio attività solare

Alessandro 81

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Stato Attuale dell'Attività Solare​

A partire dal 3 novembre 2025, il Sole presenta un livello di attività moderato, con un numero di macchie solari pari a 43, che indica una diminuzione rispetto alla media degli ultimi 30 giorni di 97,1. Tale condizione si inserisce nella fase discendente del Ciclo Solare 25, successiva al picco osservato nei mesi precedenti. Il flusso radio solare a 10,7 cm è pari a 123 unità di flusso solare (sfu), un valore che suggerisce disturbi ionosferici di entità moderata. La rotazione di Carrington è attualmente al numero 2304, fungendo da riferimento per il monitoraggio delle caratteristiche solari nel periodo sinodico di 27 giorni.

Previsione dell'Indice Kp​

L'indice Kp, che misura i disturbi geomagnetici, presenta le seguenti previsioni per i prossimi giorni:

  • Lunedì: minimo Kp2, massimo Kp4.
  • Martedì: minimo Kp2, massimo Kp3-.
  • Mercoledì: minimo Kp1+, massimo Kp2-.
Questi valori indicano una potenziale attività geomagnetica da bassa a moderata, con possibilità di aurora boreale in regioni polari in caso di raggiungimento dei massimi previsti.

Vento Solare e Campo Magnetico Interplanetario​

Il vento solare richiede attualmente 60 minuti per propagarsi dal satellite ACE alla Terra. La velocità del vento solare non è specificata numericamente nei dati disponibili, così come il valore Bt del campo magnetico interplanetario. Tali parametri sono cruciali per valutare l'impatto sulle comunicazioni radio e sui sistemi satellitari.

Regioni di Macchie Solari​

Sono identificate quattro regioni attive di macchie solari sul disco solare:

  • Regione 4267: 1 macchia solare, classe magnetica non specificata, classe macchia HSX (configurazione alfa semplice con un singolo spot dominante).
  • Regione 4272: 2 macchie solari, classe magnetica non specificata, classe macchia CSO (configurazione beta-gamma con spot di polarità opposta).
  • Regione 4273: 3 macchie solari, classe magnetica non specificata, classe macchia DSO (configurazione beta con multiple spot).
  • Regione 4274: 2 macchie solari, classe magnetica non specificata, classe macchia CAO (configurazione beta compatta).
È emersa una nuova regione nel periodo di osservazione recente. Queste regioni, in particolare quelle con configurazione beta-gamma, suggeriscono un potenziale per eruzioni di intensità minore o moderata.

Per una rappresentazione visiva delle regioni attive:



NASA SVS | The Active Sun from SDO: HMI Intensity

NASA SVS | The Active Sun from SDO: HMI Intensity


Brillamenti Solari​

L'attività solare nelle ultime due ore non presenta valori numerici specifici per il corrente, il massimo nelle due ore o nelle 24 ore. Le probabilità di brillamenti sono le seguenti:

  • Eruzione di classe C: 90%.
  • Brillamento di classe M: 25%.
  • Brillamento di classe X: 5%.
Queste probabilità indicano un rischio elevato per eruzioni minori (classe C), con possibilità moderate per eventi più intensi.

Per una visualizzazione dell'attività ad alta temperatura:



NASA SVS | The Active Sun from SDO: 131 Ångstroms

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Notizie sul Meteo Spaziale​

  • Ultimo brillamento di classe X: 19 giugno 2025, intensità X1.9.
  • Ultimo brillamento di classe M: 2 novembre 2025, intensità M1.0.
  • Ultima tempesta geomagnetica: 30 ottobre 2025, Kp5+ (livello G1).
L'ultimo giorno senza macchie solari risale all'8 giugno 2022. La media mensile del numero di macchie solari è la seguente:

  • Settembre 2025: 129,8 (variazione -3,7).
  • Novembre 2025: 33,5 (variazione -96,3).
  • Ultimi 30 giorni: 97,1 (variazione -31,6).

Questo Giorno nella Storia​

Per il 3 novembre, dal 1994, si registrano eventi storici significativi:

  • Brillamenti solari principali: X5.61 (2003), X3.88 (2003), X2.85 (2011), M9.41 (2014), M7.15 (2004).
  • Tempeste geomagnetiche principali: Dst -125 (G3, 1968), Dst -82 (G1, 1972), Dst -75 (G1, 2002), Dst -75 (G1, 1989), Dst -74 (G2, 1975).
Questa analisi si basa sui dati forniti dal sito SpaceWeatherLive.com e riflette lo stato attuale del Sole, con enfasi su parametri chiave per il monitoraggio dell'attività solare.
 

Alessandro 81

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rotazione di Carrington

Cos'è la Rotazione di Carrington?​

La rotazione di Carrington è un sistema utilizzato in astronomia solare per confrontare le posizioni delle caratteristiche sul Sole nel corso del tempo. Permette di tracciare gruppi di macchie solari o il riapparire di eruzioni in momenti successivi. Si tratta di un metodo per monitorare la rotazione del Sole vista dalla Terra, basato su un periodo di rotazione sinodico fisso di 27,2753 giorni. Questo periodo corrisponde a una rotazione siderale di 25,38 giorni, determinata dalle macchie solari a basse latitudini. Il sistema assegna un numero unico a ciascuna rotazione, chiamato Numero di Rotazione di Carrington, partendo dal 9 novembre 1853. La "longitudine di Carrington" si riferisce a un punto di riferimento fisso arbitrario di una rotazione rigida immaginaria, come definito originariamente da Richard Christopher Carrington. La longitudine eliografica, invece, si riferisce alla distanza angolare relativa al meridiano centrale attraversato dalla linea radiale Sole-Terra.

Poiché la rotazione solare varia con la latitudine, la profondità e il tempo, il sistema è necessariamente arbitrario e rende i confronti significativi solo su periodi moderati. La rotazione solare è considerata di 27,2753 giorni ai fini delle rotazioni di Carrington.

Contesto Storico​

Il sistema di rotazione di Carrington fu sviluppato da Richard Christopher Carrington, che negli anni 1850 determinò il tasso di rotazione solare dalle macchie solari a basse latitudini, arrivando a un periodo di rotazione siderale di 25,38 giorni. Questo periodo siderale, misurato rispetto alle stelle, appare come 27,2753 giorni quando osservato dalla Terra a causa del moto orbitale della Terra attorno al Sole.

L'uso delle macchie solari per misurare la rotazione risale a tempi più antichi. Le macchie solari erano osservate fin dall'antichità, ma le osservazioni telescopiche rivelarono il loro movimento con il Sole. Thomas Harriot fu probabilmente il primo a osservarle telescopicamente, come testimoniato da un disegno nel suo taccuino datato 8 dicembre 1610. Le prime osservazioni pubblicate furono di Johannes Fabricius nel giugno 1611, intitolate “De Maculis in Sole Observatis, et Apparente earum cum Sole Conversione Narratio” ("Narrazione sulle Macchie Osservate sul Sole e la loro Apparente Rotazione con il Sole"), basate su osservazioni sistematiche che notavano il loro movimento attraverso il disco solare. Questo fornì la prima evidenza osservativa della rotazione solare. Christoph Scheiner, in “Rosa Ursine sive solis” (libro 4, parte 2, 1630), fu il primo a misurare il tasso di rotazione equatoriale e notò una rotazione più lenta alle latitudini più alte, scoprendo la rotazione differenziale solare.

Misurazioni successive raffinarono questi tassi. St. John (1918) riassunse i tassi di rotazione solare pubblicati e concluse che le differenze tra gli anni erano probabilmente dovute a variazioni temporali nel tasso di rotazione. Hubrecht (1915) scoprì che i due emisferi solari ruotano in modo diverso. Uno studio di dati magnetografici mostrò un periodo sinodico di 26,24 giorni all'equatore e quasi 38 giorni ai poli.

Il sistema di Carrington è simile al Numero di Rotazione di Bartels, che usa un periodo di esattamente 27 giorni e inizia dall'8 febbraio 1832, assegnato da Julius Bartels. Serve come conteggio seriale per tracciare rotazioni apparenti del Sole viste dalla Terra e pattern ricorrenti di attività solare.

Ecco un'immagine storica che illustra il lavoro di Carrington:



Evento di Carrington - Wikipedia

Evento di Carrington - Wikipedia


Il Periodo di Rotazione​

La rotazione di Carrington utilizza un periodo sinodico di 27,2753 giorni, che è il tempo necessario affinché una caratteristica fissa sul Sole ruoti fino alla stessa posizione apparente vista dalla Terra. Questo tiene conto del moto orbitale della Terra nella stessa direzione della rotazione del Sole, rendendo il periodo sinodico più lungo del periodo siderale di 25,38 giorni all'equatore. Il periodo scelto corrisponde approssimativamente alla rotazione prograda a una latitudine di 26° nord o sud, coerente con la latitudine tipica delle macchie solari e dell'attività solare periodica.

Per contesto, il periodo di rotazione solare all'equatore è di 25,67 giorni (sinodico) o 24,47 giorni (siderale), diminuendo fino a 33,40 giorni a 75° di latitudine a causa della rotazione differenziale. Il tasso di rotazione differenziale della fotosfera può essere approssimato dall'equazione:

ω = A + B sin²(φ) + C sin⁴(φ)

dove ω è la velocità angolare in gradi al giorno, φ è la latitudine solare, A è la velocità angolare all'equatore, e B e C sono costanti. I valori medi accettati sono A = 14,713 ± 0,0491°/giorno, B = -2,396 ± 0,188°/giorno, C = -1,787 ± 0,253°/giorno.

Applicazioni nel Tracciamento delle Caratteristiche Solari​

Il sistema di rotazione di Carrington permette di tracciare le caratteristiche solari fornendo un modo standardizzato per numerare e confrontare le rotazioni. Viene utilizzato per seguire gruppi di macchie solari o il riapparire di eruzioni nel tempo. Ad esempio, è possibile costruire un diagramma con la longitudine delle macchie solari plottata orizzontalmente e il tempo verticalmente, dove la longitudine è misurata dal tempo di attraversamento del meridiano centrale basato sulle rotazioni di Carrington. In ciascuna rotazione, plottata sotto quelle precedenti, la maggior parte delle macchie solari o altri fenomeni riappare direttamente sotto lo stesso fenomeno della rotazione precedente, con possibili derive leggere a sinistra o destra su periodi più lunghi.

Le macchie solari sono i principali traccianti per misurare la rotazione, osservate muoversi da est a ovest attraverso la faccia del Sole nelle coordinate eliografiche di Stonyhurst (lato sinistro è Est, lato destro è Ovest). Quando vista dal "nord" (sopra il polo nord della Terra), la rotazione solare è antioraria (verso est). Questo sistema si relaziona anche a tecniche come il "diagramma musicale" di Bartels o il plot a spirale Condegram, che esprimono l'approssimativa periodicità di 27 giorni dei fenomeni originati sulla superficie solare.

Il sistema traccia pattern ricorrenti o spostati di attività solare e serve come calendario per marcare periodi di ricorrenza di parametri solari e geofisici. Ad esempio, al momento UTC del 2 novembre 2025 alle 20:43:13, la rotazione di Carrington è CR2303.

Nel contesto del documento che ho fornito in precedenza, la rotazione di Carrington indicata come 2304 si riferisce al numero corrente della rotazione, utile per monitorare l'attività solare in quel periodo specifico.
 

Alessandro 81

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Ecco un'analisi aggiornata dell'attività solare al 4 novembre 2025, basata sui dati e grafici dal sito SpaceWeatherLive.com (e fonti correlate come SWPC per i dettagli GOES). Ho estratto informazioni su flare solari, regioni di macchie solari, probabilità future e descrizioni di immagini/grafici rilevanti. Nota: la giornata è in corso, quindi i dati sono dinamici; c'è un flare M1.08 in corso al momento dell'analisi, che causa un blackout radio minore (R1).

Attività Solare Generale​

  • Numero di macchie solari (Sunspot Number): 87.
  • Flusso radio a 10.7 cm: 133 sfu (un indicatore di attività solare moderata).
  • Ultimo flare M-class: M3.5 oggi (4 novembre), seguito da un flare M1.08 in corso.
  • Ultimo flare X-class: X1.9 il 19 giugno 2025.
  • Probabilità di flare futuri (nelle prossime 24-48 ore):
    • C-class: 99%
    • M-class: 65%
    • X-class: 10%
  • Ultima tempesta geomagnetica: Kp5+ (G1) il 30 ottobre 2025.
  • Tendenza mensile: Il numero medio di macchie solari a novembre 2025 è 51.3 (in calo di 78.5 rispetto al mese precedente), con un calo negli ultimi 30 giorni a 95.5 (-32.8).
L'attività è moderata, con focus sulla regione 4274, che ha aumentato la sua complessità e sta producendo la maggior parte dei flare recenti.

Flare Solari Recenti (Oggi, 4 Novembre 2025)​

Basato sui dati archiviati e associati alle regioni, ecco i flare registrati oggi (non tutti i tempi esatti sono disponibili nei dati estratti, ma sono associati alle regioni attive). Non ci sono flare X-class oggi, ma l'M3.5 e l'attuale M1.08 indicano attività in crescita.



ClasseRegioneNote
C8.74272Attività moderata.
C1.94273Bassa intensità.
C6.54274Parte di una serie da questa regione complessa.
M3.54274Il flare più forte della giornata finora.
C3.44274Seguito all'M3.5.
C2.44274Attività continua.
C2.94274Attività continua.
C2.64275Da regione emergente.
M1.08Probabilmente 4274In corso, causando blackout radio R1.

Regioni di Macchie Solari Attive​

Ci sono 5 regioni principali attive sul disco solare, con 2 nuove emerse oggi. La regione 4274 è la più attiva e complessa (classe EKC), con alta probabilità di flare M/X. Ecco un riassunto:



RegioneMacchieDimensione (milionesimi)Classe SpotPosizioneProbabilità Flare (C/M/X/Protoni)Flare Recenti Oggi
4267140 (-50)HSXN01W8610%/1%/1%/1%Nessuno
42722 (-2)70 (-20)CSON22E4125%/5%/1%/1%C8.7
427312 (-6)100 (-10)DSIS12E0440%/10%/1%/1%C1.9
427418 (+8)300 (+40)EKCN24E5890%/60%/10%/10%C6.5, M3.5, C3.4, C2.4, C2.9 (e probabilmente M1.08)
42758 (+4)200 (+20)DAON07E6630%/5%/1%/1%C2.6

Nota: La regione 4252 è prevista in ritorno a latitudine S10. Ci sono anche plages H-alpha senza macchie (es. 4269, 4271), ma non attive.

Analisi dei Grafici e Immagini​

Ho analizzato immagini e grafici chiave dal sito e fonti correlate. Purtroppo, il grafico del flusso X-ray GOES specifico per oggi mostra placeholder nei dati diretti (forse a causa di aggiornamenti in corso), ma ecco descrizioni basate su visualizzazioni recenti:

  • Grafico Flusso X-ray (da GOES satellite): Il grafico a 24 ore mostra picchi corrispondenti ai flare odierni, con il livello attuale intorno a M1 (da M1.08 in corso). Trend: Aumento nel pomeriggio con picchi multipli in classe C e M, indicando instabilità. Il massimo nelle ultime 72 ore è M3.5. Livello attuale: Probabilmente B/C di base, con spike a M. (Dati non numerici esatti disponibili, ma trend ascendente dalla regione 4274).
  • Immagine SDO AIA 131 (UV estremo, ultima disponibile): Mostra il Sole in tonalità turchese, con plasma caldo a ~10 milioni K. Visibili diverse regioni attive luminose sul disco (brighter spots sui lembi sinistro e destro), corrispondenti alle macchie solari. La corona appare attiva con filamenti e loop magnetici, indicando potenziale per ulteriori flare. Timestamp: Circa 12:05 UT (nota: immagine recente, ma data visualizzata potrebbe avere anomalie).
  • Immagine SOHO LASCO C2 (Corona e CME): Visualizza la corona solare con disco occultante. C'è un'evidente espulsione di massa coronale (CME) luminosa in basso a sinistra, con streamer bianchi che si estendono radialmente. Questo suggerisce un CME recente associato ai flare di oggi, potenzialmente diretto verso la Terra (monitorate per impatti geomagnetici nei prossimi giorni). Timestamp: 15:36 UT oggi.
 
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Brillamento Solare X1.8​

Martedì, 4 Novembre 2025, 18:37 UTC
Eccola che esplode! La regione di macchie solari 4274, caratterizzata da una configurazione magnetica complessa di tipo Beta-Gamma-Delta, ha mantenuto la promessa e ha prodotto il primo brillamento solare di classe X da giugno di quest'anno! Per contestualizzare scientificamente, i brillamenti solari sono classificati in base alla loro intensità nei raggi X misurata dai satelliti come GOES della NOAA: la classe X rappresenta i più potenti, con un'intensità superiore a 10^{-4} W/m², capaci di causare blackout radio globali (classificati come R3-forte in questo caso) e potenzialmente interferire con le comunicazioni satellitari e le reti elettriche terrestri. La configurazione Beta-Gamma-Delta indica una struttura magnetica altamente instabile, dove campi magnetici opposti (Beta per bipolari semplici, Gamma per intrecciati e Delta per regioni con polarità opposte vicine) favoriscono riconnessioni magnetiche violente, rilasciando enormi quantità di energia – fino a 10^{32} erg in eventi come questo.
L'evento, di lunga durata (long duration flare, LDE), ha raggiunto il picco a X1.8 (R3-forte) alle 17:34 UTC. Un brillamento di lunga durata tipicamente dura ore e è spesso associato a espulsioni di massa coronale (CME, Coronal Mass Ejections), che sono nubi di plasma magnetizzato espulse dal Sole a velocità tra 250 e 3000 km/s. L'eruzione appare impressionante nelle animazioni fornite da SolarDemon, ma non sembra particolarmente ampia in termini di estensione angolare. Dobbiamo tenere presente che questa regione non si trova ancora in una posizione ottimale rivolta verso la Terra (è sul lembo orientale del disco solare visibile), quindi qualsiasi ejecta – ovvero il materiale espulso – potrebbe mancare il nostro pianeta. Tuttavia, analisi preliminari delle immagini coronografiche dal satellite SOHO (Solar and Heliospheric Observatory) indicano che è stata prodotta una CME, diretta principalmente verso est e quindi con bassa probabilità di impatto terrestre diretto, anche se potrebbero esserci effetti di glancing (sfioranti) nei prossimi giorni.
Nei prossimi giorni, man mano che la regione 4274 ruota verso una posizione più centrale (a causa della rotazione solare differenziale, con un periodo di circa 27 giorni all'equatore), eventuali brillamenti forti che producano CME avranno una maggiore probabilità di dirigersi verso la Terra. Questo potrebbe portare a tempeste geomagnetiche, potenzialmente di livello G2-G3, con aurora boreali visibili a latitudini medie e disturbi nelle reti GPS e radio. Potrebbe essere una settimana emozionante per gli appassionati di space weather!
Le immagini differenziali dal Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, elaborate da SolarDemon, mostrano il brillamento e l'estensione dell'eruzione. SDO cattura dati in multiple lunghezze d'onda (ad esempio, AIA 304 Å per il plasma a ~50.000 K), rivelando la dinamica del plasma coronale e le onde d'urto associate.

Major X1.8 solar flare erupts from Active Region 4274, CME ...

watchers.news
X1.8 Solar Flare + CME (11/4/2025)

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Major X1.8 solar flare erupts from Active Region 4274, CME ...

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Ma cosa sono le Tempeste Geomagnetiche?
Le tempeste geomagnetiche sono disturbi temporanei del campo magnetico terrestre, causati principalmente dall'interazione tra il vento solare e la magnetosfera del nostro pianeta. Questi eventi fanno parte del fenomeno più ampio noto come "space weather" o meteorologia spaziale, e sono monitorati da agenzie come la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e l'ESA (European Space Agency). In termini scientifici, una tempesta geomagnetica si verifica quando particelle cariche espulse dal Sole, spesso sotto forma di espulsioni di massa coronale (CME), raggiungono la Terra e perturbano il suo campo magnetico, inducendo variazioni rapide nel flusso magnetico che possono durare da ore a giorni.

Cause Principali​

Le tempeste geomagnetiche sono originate dall'attività solare, in particolare durante i picchi del ciclo solare undecennale (circa 11 anni). Le cause principali includono:

  • Brillamenti solari (solar flares): Esplosioni sulla superficie del Sole che rilasciano energia sotto forma di radiazioni elettromagnetiche, inclusi raggi X e UV. Questi possono causare blackout radio immediati, ma non sempre portano a tempeste geomagnetiche.
  • Espulsioni di massa coronale (CME): Nubi di plasma magnetizzato espulse dalla corona solare a velocità tra 250 e 3000 km/s. Quando una CME è diretta verso la Terra, impiega tipicamente 1-5 giorni per raggiungerla, a seconda della velocità.
  • Buchi coronali: Regioni sulla corona solare da cui fuoriesce un vento solare ad alta velocità (fino a 800 km/s), che può causare tempeste ricorrenti ogni 27 giorni, corrispondenti al periodo di rotazione solare.
Queste emissioni solari interagiscono con il vento solare costante, un flusso di particelle cariche (protoni ed elettroni) che il Sole emette continuamente a circa 400 km/s. Quando una CME colpisce la magnetosfera terrestre, comprime il lato diurno e allunga quello notturno, innescando riconnessioni magnetiche che accelerano particelle verso i poli.



Tempeste geomagnetiche

ik0dwj.it
Tempeste geomagnetiche


Meccanismo Fisico​

La magnetosfera terrestre agisce come uno scudo, generato dal nucleo ferroso del pianeta che produce un campo magnetico dipolare con intensità media di circa 30.000-60.000 nT (nanotesla) ai poli. Durante una tempesta:

  1. La CME arriva e comprime la magnetopausa (il confine esterno della magnetosfera), riducendo la sua distanza dalla Terra da circa 10 raggi terrestri (Re) a meno di 6 Re.
  2. Si verificano riconnessioni magnetiche nelle code magnetiche, dove linee di campo opposte si uniscono, rilasciando energia e accelerando elettroni e ioni.
  3. Queste particelle precipitate nell'alta atmosfera (ionosfera e termosfera) eccitano atomi di ossigeno e azoto, producendo aurora boreali e australi. Ad esempio, l'ossigeno eccitato emette luce verde a ~100 km di altitudine e rossa a ~200 km.
Inoltre, si generano correnti elettriche intense nella ionosfera, come le correnti di Hall e Pedersen, che possono indurre campi elettrici sulla superficie terrestre fino a 10 V/km in casi estremi.



tempesta magnetica - SIA Sistema Italiano Autodifesa Professional

sistema-italiano-autodifesa.it
tempesta magnetica - SIA Sistema Italiano Autodifesa Professional


Livelli di Intensità​

Le tempeste geomagnetiche sono classificate dalla NOAA su una scala da G1 a G5, basata sull'indice Kp (che misura le variazioni del campo magnetico) o sull'indice Dst (disturbo storm time, in nT):

  • G1 (Minore): Kp=5, Dst ≈ -30 nT. Effetti minimi, aurora visibili a latitudini alte.
  • G2 (Moderata): Kp=6, Dst ≈ -50 nT. Aurora a latitudini medie, possibili disturbi GPS.
  • G3 (Forte): Kp=7, Dst ≈ -100 nT. Interferenze radio HF, aurora visibili fino a 50° di latitudine.
  • G4 (Severa): Kp=8, Dst ≈ -200 nT. Blackout radio, danni a satelliti, induzione di correnti nelle reti elettriche.
  • G5 (Estrema): Kp=9, Dst < -500 nT. Collasso di reti elettriche, aurora visibili all'equatore. Esempio: l'evento di Carrington del 1859, con Dst stimato a -1760 nT.


Nel 1859 la tempesta geomagnetica più potente – MEDIA INAF

media.inaf.it
Nel 1859 la tempesta geomagnetica più potente – MEDIA INAF


Effetti sulla Terra e sulla Società​

Gli effetti positivi includono spettacoli aurorali mozzafiato, visibili a latitudini insolite durante eventi forti. Tuttavia, i rischi sono significativi:

  • Tecnologici: Induzione di correnti geomagnetiche (GIC) nelle linee elettriche, che possono causare blackout (es. Québec 1989, con 6 milioni di persone al buio). Disturbi a satelliti, GPS (errori fino a 50 m), comunicazioni radio e aviazione.
  • Ambientali: Riscaldamento della termosfera, che espande l'atmosfera e aumenta il drag su satelliti in orbita bassa, potenzialmente causandone la caduta.
  • Sulla salute umana: Nessun effetto diretto grazie alla protezione magnetica e atmosferica, ma possibili influenze indirette su sistemi elettronici medici o voli aerei.
  • Economici: Un evento G5 potrebbe causare danni per miliardi di dollari, con rischi per infrastrutture critiche come reti elettriche e telecomunicazioni.


Spettacolo celeste: Aurora Boreale visibile in tutta Europa e in ...

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Tempesta solare in corso, cosa sta succedendo? Dall'aurora boreale ...

ilmattino.it


In conclusione, con l'attuale ciclo solare 25 che si avvicina al massimo (previsto intorno al 2025-2026), eventi come il brillamento X1.8 recente potrebbero innescare tempeste geomagnetiche. Monitoraggi satellitari come quelli di SOHO e ACE forniscono allarmi con ore o giorni di anticipo, permettendo mitigazioni.
 

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Situazione attuale (aggiornata alle 00:35 UTC del 6 nov — 01:35 in Italia)​

  • Attività solare: fase vivace. Negli ultimi due giorni si sono registrati un X1.8 (4 nov), un X1.1 (4 nov tardi) e ieri due flare forti, fino a M8.6 dall’area attiva AR 4274. Diversi eventi sono associati a CME con componente “halo” parziale che può contribuire alla tempesta geomagnetica in arrivo. solarham.com
  • Indice di flusso a 10,7 cm (SFI): 147; Sunspot Number (SSN): 76; superficie macchiata ~730 MSH. Le regioni visibili: AR 4274 (BGD, N24E40, in crescita), AR 4275 (BG, N06E47, stabile), AR 4273 (BG, S12W15, in calo), AR 4272 (B, N22E23, stabile). solarham.com
  • Probabilità di flare (oggi): C 99%, M 70%, X 25%; protoni >10 MeV S1: 25% (scenari con radio-blackout R1–R2 possibili). solarham.com+1

Geomagnetismo e aurora​

  • Osservato (ultime 24 h): picco Kp=6 (G2) secondo SWPC. services.swpc.noaa.gov
  • Atteso (prossime 48–72 h): watch G2–G3 in vigore con Kp massimo previsto ~7 tra oggi 6 nov e domani 7 novper effetto combinato di CME attesi e flusso da buco coronale (CH HSS). Il dettaglio orario SWPC indica più finestre potenzialmente G3 oggi e domani. solarham.com+1
  • Probabilità aurora (SolarHam): latitudini alte ~65%, latitudini medie ~25–30% nei prossimi tre giorni; Luna gibbosa calante 98% potrà attenuare la visibilità. solarham.com
Nota per l’Italia: con Kp~7 l’aurora resta improbabile sulla maggior parte del Paese; qualche chance marginale solo su Alpi estreme/aree molto settentrionali e con Bz marcatamente sud per diverse ore. Meglio puntare a latitudini più alte (Scozia, Scandinavia, Baltico). services.swpc.noaa.gov

Aree attive e CME​

  • AR 4274 (configurazione βγδ): fonte degli M/X-flare del 3–5 nov; i coronografi mostrano CME con componente halo tenue, mentre un halo più ampio del 3 nov (M5) dovrebbe dare al più un colpo di striscio. La sequenza può comunque sommare effetti con il CH HSS e spingere l’indice Kp in territorio G2–G3. solarham.com

Cosa monitorare nelle prossime ore​

  1. Arrivo d’urto (shock) del CME: salto simultaneo di velocità del vento solare, densità e Bt/Bz su L1; se Bz resta < 0 nT (sud) a −10 nT o più per 30–60 min, le probabilità di G2–G3 aumentano sensibilmente. Dati e grafici collegati da SolarHam/SWPC. solarham.com+1
  2. Fase del buco coronale: il getto veloce (CH HSS) può prolungare l’attività per 12–36 h dopo il transito del fronte del CME. services.swpc.noaa.gov
  3. Flares da AR 4274: SWPC mantiene 70% R1–R2 e 25% R3 per i radio-blackout nei prossimi tre giorni; eventuali nuovi flare con CME Earth-directed cambierebbero la traiettoria. services.swpc.noaa.gov

Link operativi (rapidi)​

 

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Di seguito un quadro operativo del Sole aggiornato a oggi, mercoledì 12 novembre 2025 (orario Europa/Roma).

Stato generale (oggi)​

  • Attività solare: ALTA. La regione attiva AR 4274 domina il disco ed è responsabile di una serie di brillamenti importanti, incluso un X5.1 di lunga durata ieri 11/11 alle 10:04 UTC, associato a CME a pieno alone. NOAA ha emesso ed effettivamente verificato una tempesta geomagnetica G4 (Kp=8) nelle prime ore di oggi. SpaceWeatherLive.com+1
  • Numero di macchie & flusso radio: SSN ~131 e F10.7 = 168 sfu (valori odierni sulla pagina “Sunspot regions”). Quadro coerente con fase di massimo/altopiano del ciclo 25. SpaceWeatherLive.com
  • Probabilità di flare (oggi): su AR 4274 C 99% / M 75% / X 55%; finora in giornata si sono visti C-class, ma la geometria resta potenzialmente esplosiva. SpaceWeatherLive.com

Regionale: fotosfera e magnetismo​

  • AR 4274 (≈ N24 W45, classificazione McIntosh EKC): area estesa e complessa, driver principale di M/X-class negli ultimi giorni. Le probabilità elevate di flare e proton events restano incentrate su questa regione. SpaceWeatherLive.com
  • Altre regioni (4272, 4275, 4276, 4277, 4279–4281) presentano classi meno complesse (AXX/HSX/CAO/DSI/CRO/CSO) e minore potenziale individuale. SpaceWeatherLive.com

Brillamenti recenti e radio blackouts​

  • X5.1 (R3 “strong”) – 11/11 10:04 UTC da AR 4274, evento di lunga durata con CME a pieno alone e marcata coronal wave/dimming. NOAA ha emesso watch G4 e l’impatto geomagnetico severo si è materializzato oggi. SpaceWeatherLive.com
  • X1.2 (R3) – 10/11 09:20 UTC, anch’esso con CME a componente diretta verso la Terra e innesco di S1 (tempesta di radiazione minore). SpaceWeatherLive.com+1

CME & propagazione: cosa è in viaggio​

  • Rilevamenti CACTus/SOHO-LASCO mostrano più CME negli ultimi due giorni, incluse emissioni full-halo: tra queste 00:12 UTC del 12/11 (ampiezza 360°, ~1600 km/s), oltre a diversi lanci l’11/11 e l’10/11. È quindi probabile un treno di impatti/ICME sovrapposti, con compressioni e discontinuità multiple nel vento solare. SpaceWeatherLive.com
  • Il WSA-Enlil in pagina indica il transito di strutture ad alta velocità dietro il fronte d’urto, coerente con quanto osservato. SpaceWeatherLive.com

Geospazio: vento solare, IMF e tempesta geomagnetica​

  • Conseguenza pratica: NOAA conferma G4 (Kp=8) raggiunto alle ~01:20 UTC del 12/11, con probabilità che condizioni G1–G4 si ripresentino/continuino nell’arco della giornata in presenza di Bz marcatamente negativo dentro i treni di CME. Meteorologia NASA
  • Nei casi di G4, l’assetto tipico è Bt elevato (campo totale) con Bz < −10/−15 nT per tratti persistenti; la natura “a pacchetti” di più CME può produrre altalene fra quiete e burst geomagnetici nell’arco di 24–36 h. (Inferenza fisica supportata dal contesto dei bollettini e dei modelli). SpaceWeatherLive.com+1

Particelle energetiche (S-scale)​

  • Dopo l’X1.2 del 10/11 il flusso >10 MeV è salito a S1, poi l’X5.1 dell’11/11 ha spinto i protoni a S2 con un breve picco S3 attorno alle 02:15 UTC del 12/11. La previsione ufficiale indica S1–S2 probabili oggi-domani, con chance S3 finché dura la sequenza di CME. SpaceWeatherLive.com+1

Impatti attesi (oggi-prossime 48–72 h)​

  • Aurore: con G4, visibilità potenziale fino a latitudini medio-basse (es. nord della Francia, Germania, Svizzera, Austria secondo SWL). SpaceWeatherLive.com
  • HF/GNSS/reti elettriche: degrado HF alle alte latitudini per S1–S2 (e di più se S3), possibili errori di posizionamento GNSS, correnti indotte nelle reti in caso di nuovi tratti con Bz negativo. SpaceWeatherLive.com

Nota sul ciclo​

  • Gli indicatori (SSN, F10.7) e il tally di flare X/M delle ultime settimane restano compatibili con il plateau del massimo del ciclo 25: la pagina “Solar Cycle progression” mostra ancora livelli elevati di attività per il 2025. SpaceWeatherLive.com

Cosa monitorare nelle prossime ore (check-list rapida)​

  1. AR 4274: nuova attività M/X (pagina “Sunspot regions” e “Solar flares”). SpaceWeatherLive.com+1
  2. Arrivi CME/WSA-Enlil: ulteriori shock/ICME e possibili seconde ondate geomagnetiche. SpaceWeatherLive.com
  3. Kp/IMF Bz: conferme di periodi con Bz sustained < 0 e relativo Kp. (NOAA front-page/Kp). Meteorologia NASA
  4. Protoni >10 MeV: persistenza S1–S2 e picchi verso S3. SpaceWeatherLive.com

Riferimenti operativi (SpaceWeatherLive)​

 

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Oggi il Sole è ancora in modalità “molto attivo”: la regione AR 4274 ha sfornato un nuovo flare di classe X, mentre stiamo uscendo dalla coda di una forte fase tempestosa geomagnetica legata ai CME dei giorni scorsi.solarham.com

1. Stato globale del Sole (indici principali)​

Dalla pagina principale di SolarHam per il 14 novembre 2025:solarham.com
  • Solar Flux Index (SFI, 10.7 cm): 156
    • Valore tipico di fase di massimo del ciclo 25, nettamente sopra i ~70–80 tipici del minimo.
  • Sunspot Number (SSN, indice ufficiale NOAA): 104
  • Area complessiva macchie: circa 1050 milionesimi di emisfero solare, quindi un disco ben “punteggiato” da regioni attive.
Sulla pagina “Visible Disk” di SolarHam è indicato anche un conteggio interno di macchie, con 8 regioni attive e un sunspot count di 150, sempre con SFI ≈ 156: si tratta di un metodo di conteggio leggermente diverso da quello ufficiale NOAA, per questo i valori non coincidono perfettamente.
In sintesi: il ciclo 25 è in pieno altopiano di massimo, con numerose regioni magneticamente attive.

2. Regioni attive sul disco​

Elenco aggiornato delle regioni visibili (ore 00:35 UTC):solarham.com
  • AR 4281 – classe A – S14W78 – in crescita
  • AR 4280 – classe B – S08E22 – in declino
  • AR 4279 – classe A – S13E04 – stabile
  • AR 4277 – classe B – S07W30 – in declino
  • AR 4276 – classe B – S17W29 – in declino
  • AR 4275 – classe A – N08W64 – in declino
  • AR 4274 – classe BGD – N24W64 – in declino
Punti chiave:
  • AR 4274 (BGD) è la regione più complessa magneticamente (configurazione beta-gamma-delta → forte shear magnetico, tipico sito di flares M/X).
  • Si trova ormai vicino al lembo ovest (longitudini W60–70), quindi sta lentamente uscendo dalla visione diretta terrestre, ma i suoi campi magnetici restano ancora capaci di produrre eventi maggiori.
  • Le altre regioni sono essenzialmente configurazioni Alpha/Beta a bassa o media complessità, più adatte a flares C o M bassi.

3. Flares recenti: nuovo X4.0 e “sequenza” degli ultimi giorni​

Nelle ultime 72 ore, SolarHam riporta i seguenti eventi M2+ principali:solarham.com
  • X4.0 – AR 4274 – 14/11/2025, 08:30 UTC
    • Associato a emissione radio di tipo II con velocità stimata ~1525 km/s, indice di shock CME in propagazione.
  • X5.1 – AR 4274 – 11/11/2025, 10:04 UTC
    • Anch’esso con burst di tipo II (~1350 km/s) e forte burst radio a 10 cm (≈10000 sfu).
Il commento operativo odierno di SolarHam sottolinea che:solarham.com
  • AR 4274 “ha ancora benzina nel serbatoio” (cioè è ancora molto attiva) e il flare X4.0 è avvenuto mentre era già in corso un flare M di lunga durata.
  • Si osserva una CME principalmente diretta verso ovest; data la posizione ormai defilata della regione rispetto alla Terra, l’asse principale del CME non è geoefficiente, ma è possibile una componente parziale che intercetti la magnetosfera (il fronte delle espulsioni è molto ampio).
  • Il flare ha riportato i protoni >10 MeV sopra la soglia di tempesta di radiazione S1 (minor).
Le probabilità di ulteriori flare, dalla previsione SWPC incorporata in SolarHam, sono:solarham.com
  • C-flare: 99 %
  • M-flare: 70 %
  • X-flare: 30 %
  • Tempesta di protoni: 40 %
Quindi oggi il rischio di nuovi eventi M e X è ancora elevato, con AR 4274 come principale candidata finché la sua rotazione non la porterà completamente oltre il lembo.

4. Vento solare, campo geomagnetico e aurore​

Dal pannello geomagnetico di SolarHam:solarham.com
  • Le ultime 24 ore sono state caratterizzate da tempesta G1 (Kp≈5) legata alla coda dei CME che hanno colpito la Terra fra l’11 e il 13 novembre.
  • Il 3-day forecastSWPC riportato sul sito indica:
    • 14 novembre: livello geomagnetico 4 (G0 – campo attivo ma non tempestoso).
    • 15 novembre: livello 3 (G0 – ulteriormente più tranquillo).
    • 16 novembre: livello 5 (G1 – possibilità di nuova tempesta minore).
I commenti dei giorni scorsi riassumono bene il contesto:solarham.com
  • La sequenza di CME legati agli X1.7, X1.2 e X5.1ha prodotto:
    • Tempesta G4 (severa) l’11-12 novembre (Bz fino a circa −55 nT, vento solare >700–800 km/s).
    • Prolungamento della fase disturbata con G3 forte il 12–13 novembre.
  • Ora siamo oltre il nucleo principale dei CME più energetici: ci si aspetta un graduale calo di velocità e intensità del vento solare nei prossimi giorni, pur con possibilità di ulteriori episodi G1–G3 se i nuovi CME (es. quello associato all’X4.0) dovessero avere una componente terrestre.
Operativamente:
  • Oggi: condizioni ancora disturbate ma meno estreme rispetto alle ultime 48 ore; aurore ancora possibili alle alte latitudini, occasionalmente a medie latitudini se il Bz tornasse stabilmente negativo.
  • HF e VHF: la combinazione di flare potenti + tempesta di protoni S1 implica ancora rischio di blackout radio HF di breve durata sul lato diurno e rumore elevato sugli assi polari, con impatto su aviazione, navigazione e comunicazioni radio a lunga distanza.

5. Lettura “climatologica” del quadro attuale​

Se mettiamo insieme tutti i parametri:
  • SFI ~156 e SSN >100 indicano un Sole vicino o dentro il picco di massimodel ciclo 25; valori di questo ordine sono associati, in media, a:
    • maggiore frequenza di regioni beta-gamma-delta;
    • più flare M/X e CME rapidi;
    • fase di “space weather attivo”, con tempeste geomagnetiche da moderate a severe più frequenti.
  • Le grandi regioni complesse come AR 4274 sono le classiche “fabbriche” di flare: dalla letteratura sappiamo che le configurazioni beta-gamma-delta concentrate vicino alla zona di inversione magnetica sono quelle con la più alta probabilità di flares X e CME veloci.
In pratica, oggi abbiamo:
  1. Disco solare molto attivo, con più regioni ma una in particolare (4274) ancora dominante.
  2. Flares di classe X recenti (X5.1 + X4.0) e ulteriore rischio elevato di nuovi eventi maggiori nelle prossime 24–48 ore.
  3. Magnetosfera terrestre ancora in fase di disturbo, ma con tendenza graduale alla normalizzazione dopo i picchi G3–G4, salvo nuovi CME geoefficienti.
  4. Tempesta di radiazione S1 in corso, importante per rotte aeree polari e satelliti, ma relativamente modesta per il pubblico generale.
 

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A livello di vortice polare, cosa può provocare tale situazione?

Quando hai una fase come quella di questi giorni – Sole molto attivo, flare X, CME veloci e tempeste geomagnetiche forti – gli effetti potenziali sul vortice polare (stratosferico in particolare) passano soprattutto per due canali:


1. Irraggiamento UV e ciclo solare → struttura termica e forza del vortice​

Su scale stagionali / decennali il Sole influenza il vortice soprattutto tramite le variazioni di radiazione ultravioletta (UV) che riscalda l’alta stratosfera e la mesosfera, in particolare ai tropici.

  • In fasi di alta attività solare (come ora: SFI ~150, molte regioni attive):
    • l’UV aumenta,
    • si ha un riscaldamento dell’alta stratosfera tropicale,
    • cambia il gradiente di temperatura equatore–polo e quindi il vento zonale medio, cioè il jet polare stratosferico (SPV).
Gli studi di Gray et al. (2010) e successive sintesi mostrano che, mediamente, la fase di massimo solare è associata a un vortice polare più forte e più “zonalizzato” e, in troposfera, a una tendenza verso NAO/AO più positive in fine inverno, anche se con forte rumore interno.Wiley Online Library+2journals.ametsoc.org+2

Lavori come Ineson et al. (2011) mostrano il quadro complementare: in anni di bassa attività solare / UV ridotto, il vortice tende ad essere più debole e più suscettibile a disturbi d’onda, con frequenza maggiore di fasi NAO−sull’Atlantico euro-atlantico.ora.ox.ac.uk+1

Quindi, in climatologia:

  • Sole forte (UV alto) → tendenza statistica a SPV più forte (ma non sempre, non da solo).
  • Sole debole (UV basso) → tendenza a SPV più debole / disturbato e più episodi tipo NAO−.
Questa è la “base di fondo” su cui poi si innestano ENSO, QBO, wave activity troposferica ecc.


2. Particelle energetiche (SPE/EEP) → chimica, ozono e raffreddamento del vortice​

Gli eventi come i flare X + CME che abbiamo appena visto possono produrre solar proton events (SPE) e più in generale precipitazione di particelle energetiche (EPP/EEP) sulle regioni polari, soprattutto durante la notte polare.

Cosa succede in atmosfera:

  1. I protoni/elettroni che entrano lungo le linee di campo magnetico:
    • ionizzano l’aria nella mesosfera e alta stratosfera polare;
    • producono grandi quantità di NOx e HOx (ossidi di azoto e di idrogeno reattivi).SpringerLink+2SciSpace+2
  2. Questi radicali catalizzano la distruzione dell’ozono nella media/alta stratosfera:
  3. In pieno inverno, la notte polare e il vortice favoriscono la discesa lenta del NOx dalle quote mesosferiche verso la stratosfera (il cosiddetto “EPP indirect effect”):
    • il vortice agisce come un “contenitore” che trattiene e trasporta verso il basso queste anomalie;
    • il risultato possono essere anomalie di ozono negativo e raffreddamenti di qualche kelvin che durano settimane–mesi all’interno del vortice.PMC+2SpringerLink+2
Studi recenti (es. Denton et al. 2018; Li et al. 2025) mostrano che:

  • la deplezione di ozono indotta da SPE è molto più marcata dentro il vortice rispetto alle regioni esterne;
  • questo porta a un gradiente meridionale di temperatura più marcato e quindi a un rafforzamento del polar night jet, cioè a un vortice polare più intenso e compatto a ~10–30 hPa dopo gli eventi, se questi si ripetono.Wiley Online Library+3epic.awi.de+3Wiley Online Library+3
In pratica:

  • Un singolo evento grande (tipo quello di questi giorni) da solo non garantisce un cambiamento macroscopico del vortice.
  • Ma una sequenza di SPE / EPP in un inverno può:
    • aumentare il NOx polare,
    • erodere l’ozono in alta/middle stratosphere,
    • favorire un vortice più freddo, forte e resiliente alle onde (cioè meno propenso a SSW), soprattutto se già “pre-condizionato” da QBO, ENSO, ecc.

3. Onde planetarie, accoppiamento e ruolo relativo del Sole​

Un altro pezzo del puzzle è come queste modifiche termiche e chimiche influenzano la propagazione delle onde planetarie:

  • Cambiando il profilo di vento zonale (u) e il gradiente di temperatura, si spostano le zone in cui le onde possono propagarsi o vengono riflesse/assorbite.
  • Alcuni lavori suggeriscono che l’effetto geomagnetico/particellare si manifesti soprattutto quando il vortice è già forte e relativamente poco disturbato: in queste condizioni, il forcing da particelle può contribuire a mantenerlo forte (feedback positivo).ResearchGate+2SpringerOpen+2
Detto questo, è importante essere onesti sul peso relativo di questo forcing:

  • La dinamica del vortice polare è dominata da:
    • forzante d’onda troposferica (pattern di blocco, getto emisferico, cicloni),
    • QBO,
    • ENSO / PDO / IOD,
    • stato di fondo della troposfera (AAM, WAFz, ecc.).
  • Il Sole (UV + particelle) aggiunge un forcing “di contorno”, che può:
    • rinforzare o indebolire una tendenza già in atto,
    • modulare la probabilità statistica di avere un vortice forte/debole, ma non decide da solo se avrai un SSW o una stagione NAO−.

4. Tradotto per “oggi” e per quello che stiamo vedendo​

Se oggi vi chiedono :

“Con tutti questi flare X e la tempesta geomagnetica G4, cosa succede al vortice polare?”
Una risposta rigorosa potrebbe essere, in sintesi:

  • Siamo in una fase di alta attività solare, con forte UV: sul lungo periodo questo è coerente con una tendenza climatologica a vortici mediamente più forti rispetto ai minimi solari, ma il segnale è debole e molto rumoroso.Wiley Online Library+1
  • Gli eventi protonici e la precipitazione di particelle associati a una sequenza di flare X/CME possono aumentare il NOx polare, ridurre l’ozono nella stratosfera invernale e produrre un raffreddamento radiativo all’interno del vortice, che tende a rinforzarlo se gli eventi sono numerosi e lo colpiscono ripetutamente durante l’inverno.epic.awi.de+2SpringerLink+2
  • Tuttavia, l’evoluzione concreta del vortice nelle prossime settimane sarà decisa soprattutto da:
    • come si distribuiscono i flussi d’onda troposferici (EP-flux verso l’alto),
    • lo stato di QBO, ENSO, AAM e pattern emisferici,
    • eventuali feedback interni (warming minori, displacements, ecc.).
Quindi: questa situazione solare fornisce un forcing aggiuntivo che può leggermente favorire un vortice più freddo e compatto sul medio periodo, ma non è sufficiente da sola a determinare l’assetto invernale. Per quello, dobbiamo comunque continuare a guardare Fu-Berlin, CPC, EP-flux, MJO, AAM…
 

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Una buona giornata a tutti. Di seguito un breve aggiornamento.


L’attività solare che emerge dalle diagnostiche in tempo reale di SpaceWeatherLive in questo inizio di dicembre 2025 è quella di un Sole ancora pienamente in “modalità massimo di ciclo”: molti gruppi di macchie, flusso radio elevato e una probabilità non trascurabile di brillamenti di classe X. Non è un massimo timido, ma un plateau di attività robusta del ciclo 25, che da tempo ha superato le previsioni iniziali dei centri ufficiali. Spaceweather.com+2Servizio Meteorologico Nazionale+2

Nella sezione “Today’s Sun” di SpaceWeatherLive, i numeri chiave parlano molto chiaro . il sunspot number è pari a 108, con 2 nuove regioni che sono apparse sul disco visibile, mentre il flusso radio a 10,7 cm (F10.7) raggiunge i 180 sfu. SpaceWeatherLive.com Si tratta di valori tipici di un Sole in fase di massimo: un numero di macchie superiore a 100 ci indica che il campo magnetico fotosferico è ampiamente frammentato in molte regioni attive, e un F10.7 di 180 sfu segnala una corona densa e calda, con un forte contributo di emissione non termica. Sicuramente, è un livello nettamente superiore alle attese per quanto riguarda il picco del ciclo 25 (previste intorno a ~115 macchie smussate verso il 2025) e in linea con quanto mostrano oggi le ricostruzioni del ciclo: il massimo smussato ha già superato i 160, collocando il ciclo 25 fra quelli di attività intermedia ma tutt’altro che “debole”. Servizio Meteorologico Nazionale+2Wikipedia+2

Focalizzandoci sulla tabella “Sunspot regions”, questa ci mostra un disco solare popolato da numerosi gruppi numerati: AR 4288 (classe McIntosh DAI), AR 4291 (CAI), AR 4294 (FKC) e una costellazione di regioni più semplici come 4290, 4295, 4296, 4298, 4299 catalogate come HSX o BXO. SpaceWeatherLive.com
Le sigle McIntosh condensano in tre lettere estensione, struttura penumbrale e distribuzione delle macchie: un codice come FKC o DAI ad esempio, ci indica regioni particolarmente estese, con macchia principale dotata di ampia penombra e un certo grado di complessità interna; al contrario, le configurazioni HSX/BXO sono gruppi più piccoli o quasi “spot singoli”, con un potenziale eruttivo molto più limitato. Il messaggio fisico è che sul disco solare sono presenti sia regioni più tranquille sia almeno un paio di complessi attivi di grande dimensione, in grado di alimentare brillamenti energetici e, potenzialmente, espulsioni di massa coronale (CME).

Questo quadro risulta perfettamente coerente con la diagnostica sui brillamenti. Sempre nella pagina “Solar activity”, la probabilità di flare per le prossime 24 ore è quantificata in una percentuale del 99% per flare di classe C, 70% per flare di classe M e 20% per flare di classe X. SpaceWeatherLive.com Sicuramente sono percentuali molto alte, che fotografano un Sole dal punto di vista magnetico molto : i flare di classe C sono praticamente garantiti, gli M sono “probabili” e un X su cinque come probabilità giornaliera è un segnale chiaro che una o più regioni attive hanno un campo beta-gamma-delta o comunque altamente complesso. Una situazione sicuramente da monitoraggio attivo . Ad esempio nella sezione “Space weather facts” lo stesso sito ci ricorda che l’ultimo flare di classe X è un X1.9 del 1 dicembre 2025, mentre l’ultimo flare di classe M è un M1.4 del 29 novembre e l’ultima tempesta geomagnetica è stata una G1 (Kp=5) il 25 novembre 2025. SpaceWeatherLive.com

Tornando indietro di qualche giorno nell’archivio di SpaceWeatherLive, emerge il ruolo dominante esercitato dalla regione AR 4274, una vera e propria “regione iperattiva” riscontrata in questo autunno: l’11 novembre ha prodotto un flare X5.1 di lunga durata, accompagnato da una CME halo molto veloce e da un “G4 geomagnetic storm watch” emesso dallo SWPC; il giorno precedente (10 novembre) la stessa regione aveva già generato un flare X1.2 con CME diretta verso la Terra, mentre il 14 novembre è arrivato un ulteriore flare X4.0, responsabile di blackout radio R3 sulla parte illuminata del globo. Space+3SpaceWeatherLive.com+3SpaceWeatherLive.com+3 I bollettini descrivono AR 4274 come un gruppo di tipo beta-gamma-delta con classificazione McIntosh EKC, cioè un gruppo molto esteso, con grande macchia principale e distribuzione complessa: esattamente la morfologia che, da letteratura , è associata a ripetuti X-flare .

Sul versante geomagnetico, il fatto che SpaceWeatherLive segnali come ultima tempesta un evento G1 (Kp=5) il 25 novembre, conferma che una parte delle recenti CME è riuscita a colpire la terra , producendo condizioni da tempesta moderata e aurore ben visibili alle alte latitudini. SpaceWeatherLive.com In assenza di una CME attualmente in arrivo, l’indice Kp tende a tornare su valori più bassi (quieto o solo debolmente disturbato), ma il contesto di sfondo – più regioni attive complesse presenti sul disco, flusso radio elevato, probabilità del 20% di nuovi X – implica che il “rischio geomagnetico” resta attivo e concreto : basta una nuova espulsione diretta verso la Terra, con Bz orientato a sud, per riportare il Kp in territorio di tempesta in tempi molto rapidi .

Se mettiamo insieme tutti questi tasselli con la climatologia del ciclo, il quadro che emerge è quello di un ciclo solare 25 già entrato nella fase di massimo e tuttora collocato su un plateau di attività alto . Le analisi NOAA/NASA e gli studi più recenti , indicano che il massimo smussato è stato raggiunto verso la fine del 2024, con valori dell’indice di macchie (SSN) e del flusso F10.7 sensibilmente più elevati rispetto alle previsioni ufficiali. Previsioni che se non sbaglio, descrivevano un ciclo piuttosto debole e simile al 24. arXiv+3NOAA Space Weather Prediction Center+3Spaceweather.com+3 L’autunno 2025, con un susseguirsi di flare X (fra cui l’X5.16 dell’11 novembre, sesto evento più forte del attuale ciclo almeno fino a questo momento) e con un numero di macchie che rimane elevato, conferma che il Sole non è ancora entrato in una fase di marcato declino , ma oscilla ancora attorno a un plateau di massima attività.

In sintesi, oggi, SpaceWeatherLive , ci restituisce l’immagine di un Sole tutt’altro che stanco: un disco affollato di regioni attive, un flusso radio da pieno massimo, una storia recente punteggiata da flare X e tempeste geomagnetiche e una probabilità ancora piuttosto significativa di nuovi eventi maggiori. Per chi osserva il meteo spaziale in ottica operativa, questo significa mantenere alta l’attenzione su possibili blackout radio, disturbi alle comunicazioni HF e GNSS e, naturalmente, sulla possibilità di nuove aurore alle alte latitudini nelle prossime settimane.

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Una buona giornata a tutti.
Se guardiamo il “quadro di sintesi” di SolarHam aggiornato alle 00:35 UTC, il Sole oggi appare più tranquillo sul fronte dei flare “grossi” e più interessante sul lato del vento solare. I numeri di contesto ci dicono che le macchie ci sono (SSN 68) e il flusso radio è su valori moderati (SFI 119), quindi non siamo in una fase “spenta”; però nelle ultime 72 ore non risultano eventi di flare rilevanti (M2+ assenti) e, soprattutto, non sono riportati CME in tracciamento (“No Event(s) Logged”). Questo è il classico scenario in cui l’attività fotosferica è presente ma non particolarmente “complessa” o esplosiva: infatti le regioni visibili che vengono elencate sono in configurazioni semplici (AR4311, AR4310, AR4307 in beta; AR4305 in alpha), e questo si riflette anche nelle probabilità operative mostrate da SolarHam, che restano sbilanciate su flare deboli (C-flare 85%, M-flare 15%, X-flare 1%) e con rischio protonico molto basso (1%). solarham.com

La parte “viva” della giornata è la geoefficacia legata ai buchi coronali e al flusso veloce: SolarHam indica per il 18 dicembre un massimo Kp 4–5 con possibile classificazione G1, mentre il bollettino NOAA a 3 giorni esplicita che per oggi sono attese condizioni da G1 per influenza persistente di un Coronal Hole High-Speed Stream (CH HSS), con massimo Kp previsto/atteso a 4.67 (NOAA Scale G1) e dettagli orari che concentrano il picco nella notte-mattina UTC. In pratica: non è una “tempesta dalle proporzioni epiche”, ma un contesto sufficiente a far salire l’attività geomagnetica a tratti, soprattutto alle alte latitudini, e a rendere sensibile tutto all’orientamento del campo interplanetario (il famoso Bz). solarham.com+1

E infatti, se prendiamo i dati in tempo quasi reale che SolarHam aggrega dalle sorgenti SWPC, il vento solare si presenta in assetto da flusso veloce: tra 10:07 e 10:08 UTC la velocità è nell’ordine di 633–658 km/s, con densità bassa (circa 1.4–1.7 cm⁻³) e campo totale Bt attorno a ~6.8–6.9 nT; il Bz (GSM) è debolmente negativo, vicino a −1 nT. Questo dettaglio spiega bene perché, a parità di “vento veloce”, la risposta geomagnetica possa andare a onde: con Bz appena sud l’accoppiamento regge ma non “sfonda”; se però il Bz dovesse ruotare più decisamente negativo anche solo per qualche ora, allora la giornata potrebbe mostrare picchi più netti (coerenti col ventaglio Kp 4–5). Servizi SWPC+2Servizi SWPC+2

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