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Autunno 2025

maurino

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Perchè tutta questa importanza all'AO e NAO negativa quando che anche e sopra tutto anche con AO e NAO positiva arriva aria molto fredda in area Mediterranea ?
non so se hai letto elaborazione amatoriale, di cui fa parte Alessandro 81(Alessandro Pizzuti, penso), mettono fino a metà gennaio qualcosa di decente, poi da li in poi AO++, niente o poche prp, e avremo anche le olimpiadi a febbraio, sull' erba :eek:
 

kekko14

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non so se hai letto elaborazione amatoriale, di cui fa parte Alessandro 81(Alessandro Pizzuti, penso), mettono fino a metà gennaio qualcosa di decente, poi da li in poi AO++, niente o poche prp, e avremo anche le olimpiadi a febbraio, sull' erba :eek:
Letto stamattina..spero vivamente di no
 

kekko14

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non so se hai letto elaborazione amatoriale, di cui fa parte Alessandro 81(Alessandro Pizzuti, penso), mettono fino a metà gennaio qualcosa di decente, poi da li in poi AO++, niente o poche prp, e avremo anche le olimpiadi a febbraio, sull' erba :eek:

Praticamente ciò che vede il modello elaborazione amatoriale
Ci giochiamo la maggior parte delle chance a dicembre, ma se si verifica un SSW nell'ultimo mese dell'anno allora cambierebbe tutto anche per il dopo
 

maurino

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Praticamente ciò che vede il modello elaborazione amatoriale
Ci giochiamo la maggior parte delle chance a dicembre, ma se si verifica un SSW nell'ultimo mese dell'anno allora cambierebbe tutto anche per il dopo
beh certo, le proiezioni stagionali non le ho mai prese sul serio, vedremo
 

Alessandro 81

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Una buona giornata a tutto il forum di meteodue. Arrivati i nuovi grafici AG2 per la tendenza nelle prossime settimane .Di seguito vado ad interpretare la situazione che potrebbe contraddistinguere il mese di dicembre /inizio anno nuovo.


L’aggiornamento include: le ECMWF weekly per le settimane W50–W1 (8 dicembre – 5 gennaio), con anomalie di:
temperatura a 2 m sull’Europa;
ntensità del vento medio (≈ westerlies) in basso troposfera;
un pannello di potenziale di velocità a 200 hPa in fascia tropicale (15°S–15°N), proxy delle anomalie convettive e del forcing delle onde di Rossby;
due sezioni medie zonali:
anomalie di temperatura polare (0–90°N) dalla troposfera alla stratosfera;
anomalie di vento zonale (60–90°N) dalla superficie a 1 hPa.
Ma come possiamo interpretare tutto ciò? Vediamolo insieme:
inizio dicembre dominato da condizioni fredde e bloccati in Europa; Mese poco zonale, mentre isi potrebbe assistere ad un rafforzamento del vortice polare soprattutto ai piani bassi, con accoppiamento strato–tropo non ancora evidente.
Di seguito vado a fornire un analisi settimana per settimana

ECMWF weekly: evoluzione del pattern europeo W50–W1 . In questa fase dovremmo vedere una fase fredda con westerlies indeboliti,
anomalie negative di temperatura ben strutturate su Europa centrale e parte dell’Europa occidentale (Francia, Benelux, Germania, Alpi, Nord Italia, Balcani interni) con scarti dell’ordine di −1 / −3 °C e localmente inferiori. In questa situazione, il vento risulterà sotto la norma . Una situazione che abbraccierà gran parte del continente, dal Regno Unito al Mediterraneo. Questo implica un flusso atlantico poco teso e una circolazione più stagnante.La situazione è coerente con un regime di blocco a latitudini medio-alte (ridge tra Atlantico e Scandinavia / Russia) e un’onda troposferica quasi stazionaria che tende a favorire : rruzioni di aria fredda artico-marittima o continentale verso l’Europa centrale; una scarsa ventilazione nei bassi strati.
Per quanto riguarda l’area mediterranea (Italia compresa): esiste una maggiore probabilità di giornate fredde ma non necessariamente perturbate, con: frequenti inversioni termiche, nebbie e galaverna in pianura, gelate diffuse in caso di cieli sereni.Non possono essere esclusi episodi nevosi a bassa quota se si creassero le condizioni in cui un minimo mediterraneo riuscisse a sfruttare l’aria fredda preesistente. Questa è la settimana dove il segnale modellistico è più robusto.
Passiamo alla settimana 2 15–22 dicembre) in cui si dovrebbe avere una persistenza del blocco ma con condizioni fredde più smorzate.
Le anomalie negative in Europa centrale si dovrebbero attenuare , lasciando un quadro più vicino alla neutralità termica; segnali positivi dovrebbero comparire a latitudini più settentrionali (Scandinavia, Artico europeo). In questa situazione il vento risulterà al di sotto della norma
su gran parte del continente. Come possiamo interpretare tale situazione?
Il sistema tende a mantenere un’impronta poco zonale: le onde di Rossby restano lente, il getto atlantico risulta non particolarmente intenso.
settimana 3 pattern ibrido
In questo contesto , le temperature in Europa centrale e mediterranea le anomalie saranno prossime allo zero o leggermente positive.
Il Nord Europa dovrebbe scaldarsi maggiormente. Riscaldamento da ricercare in un probabile parziale ritorno del flusso occidentale.
Per quanto riguarda il Vento
L’anomalia di vento dovrebbe ridursi in estensione anche se resta ben presente su Europa sud-occidentale e Mediterraneo, segnale che il getto continua a risultare poco incisivo.
Come possiamo Interpretare?
Come detto sopra :Configurazione “ibrida”:
Esistono tentativi del flusso atlantico di riattivarsi a ovest;
resistenza di blocchi o di dorsali subtropicali sul Mediterraneo.
In questo contesto: aumentano le probabilità di fasi più miti legate ad avvezioni occidentali/meridionali episodiche; ma restano aperte le finestre per raffreddamenti locali e inversioni, specialmente nelle pianure interne dove il rimescolamento risulta scarso e blando . Settimana 29 dicembre – 5 gennaio): mitezza in aumento ma zonalità ancora debole
Per quanto riguarda la temperatura; esiste un segnale di anomalie positive sul Nord Europa e sull’Artico europeo, con l’Europa centro-meridionale che dovrebbe oscillare fra valori normali e lievemente sopra norma.
Per quanto rigurda il Vento; sembra che persistonoanomalie negative di vento su Mediterraneo e parte dell’Europa orientale; non si osserva un ritorno particolarmente intenso delle correnti atlantiche sull’intero settore atlantico-europeo.
Come possiamo Interpretare?
Non è il classico scenario di NAO++ con getto sparato:
i westerlies si rafforzano selettivamente, soprattutto in ambito subpolare;
’Europa resta coinvolta in pattern lenti e modulati, con alternanza di promontori e saccature, più che in una lunga sequenza zonale.
Per il Mediterraneo, questo implica:
un rischio crescente di fasi miti, specie in quota;
ma ancora nessun segnale chiaro di un “reset” definitivo verso un inverno dominato dal flusso atlantico.
Per quanto riguarda lo stato del vortice polare:
Il pannello centrale mostra le anomalie di temperatura polare mediate su 60–90°N dalla troposfera (≈ 1000 hPa) alla stratosfera (≈ 1 hPa), da settembre a fine dicembre.
Dal grafico possiamo osservare come nelle ultime settimane di novembre compare un riscaldamento marcato in alta stratosfera (colori giallo-rossi oltre i 20–25 km).
AG2 annota “Coupling NOT evident” e cerchia un’area nella bassa stratosfera (≈ 100–70 hPa) a cavallo di inizio dicembre:
il riscaldamento stratosferico sembra rimanere confinato ai piani alti;
nella bassa stratosfera e nella troposfera superiore le anomalie risultano deboli .
In termini dinamici:
non si osserva ancora il classico downwelling di anomalie di temperatura tipico di un forte evento di wave-driving che porta a un vero accoppiamento strato–tropo;
Di conseguenza i regimi europei di dicembre risultano ancora governati prevalentemente da forzanti troposferiche(tropicali, oceaniche, pattern di onda troposferica) più che da un imprinting diretto della stratosfera.

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Alessandro 81

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Una buona serata a tutti. Di seguito un aggiornamento della situazione. Il titolo dell aggiornamento è il seguente : Europa verso metà dicembre 2025: prevalenza di mitezza atlantica e rischio freddo ridotto

L’ultimo aggiornamento AG2 per l’Europa ci mostra un segnale termico sorprendentemente coerente su tutto l’arco 1–15 giorni, con una progressiva affermazione di un pattern mite, dinamico e spesso perturbato di matrice atlantica. Le mappe delle anomalie di temperatura a 2 metri rispetto alla climatologia trentennale, suddivise in giorni 1–5, 6–10 e 11–15, ci raccontano la stessa storia: il freddo resta per ora relegato alle alte latitudini e a settori più marginali del continente, mentre il grosso dell’Europa, dal Nord Atlantico fino al Mar Nero, viene investito da anomalie positive più o meno marcate. Nel periodo 1–5 giorni l’impronta calda risulta, come da carte , già ben visibile su Europa centro-settentrionale e Russia europea, con scarti sopra media diffusi e solo qualche area prossima alla norma o lievemente sotto media localizzata tra Penisola Iberica e porzioni del Mediterraneo. questo è il tipico segnale di un flusso occidentale o sud-occidentale relativamente mite che inizia a farsi strada sul continente. Nel 6–10 giorni il “blob” caldo subisce un rafforzamento e si organizza: le anomalie positive si saldano in una cintura continua che dalla Francia e dalla Germania si spinge verso la Scandinavia e Russia occidentale, con colori rosso/arancio sempre più intensi sui settori orientali e sud-orientali del continente. Questa situazione, ci indica la presenza di una circolazione mediamente meridiana ma con componente prevalente sud-occidentale, che tende a convogliare aria di origine atlantica e in parte subtropicale verso il cuore dell’Europa, scoraggiando in tal modo affondi freddi di ampia scala da nord o da nord-est. Ancora più eloquente è la mappa 11–15 giorni, che di solito risulta quella in un certo senso più “rumorosa” ma qui risulta sorprendentemente allineata al segnale precedente: quasi tutto il continente, dalla Penisola Iberica ai Balcani, risulta sotto anomalie positive, con massimi fra Europa orientale, Mar Nero e Russia meridionale. In altre parole, la probabilità che una massa d’aria fredda riesca a penetrare in modo strutturato e duraturo verso l’Europa centrale rimane bassa almeno fino a metà mese; eventuali episodi più freddi dovrebbero essere confinati alle latitudini artiche o a brevi fenditure marginali, non a un vero e proprio cambio di regime.

Il diagramma termico multi-modello per l’area “Central Europe” , quantifica con efficacia questa tendenza. La curva nera, che rappresenta la media pesata delle diverse corse (ECMWF, GFS, ensemble e varianti), parte all’inizio di dicembre su valori di poco superiori alla climatologia 30-ennale. Dopo un modesto calo attorno al 3–4 dicembre, probabilmente legato al transito di un cavo d’onda o a una breve fase di cieli più sereni, la traiettoria termica mostra una netta risalita fra il 6 e il 9 dicembre: le temperature previste si portano su valori attorno a 8–9 °C, chiaramente al di sopra della linea della media storica. È il segnale di una vera e propria “warm spell” sul cuore del continente. Questa situazione è supportata da un buon accordo fra i diversi modelli: il ventaglio delle soluzioni d’ensemble è sì presente, ma la gran parte delle corse si colloca in area positiva rispetto alla norma, senza scenari estremi sul lato freddo. In seguito, nel periodo 10–15 dicembre, la media multi-modello tende a flettere verso il basso, segno di una fisiologica attenuazione del promontorio mite o di una parziale rotazione del flusso, ma pur sempre mantenendo valori generalmente di 1–3 °C sopra la climatologia. Anche in questa fase si intravede qualche corsa più fredda che tenta un rientro verso o leggermente sotto media, ma rimane minoritaria rispetto al “core” dell’ensemble, che continua a raccontare una storia di mitezza diffusa e assenza di irruzioni fredde di grande portata almeno fino a metà mese.



È in questo contesto che va letta la sintesi di AG2: “Europe: warm, warm, warm – where’s the cold gone?” e, soprattutto, “slimmer cold risks through mid-December as the forecast signal became increasingly warm and aligned for Europe into week 50”. Il progressivo allineamento dei modelli verso uno scenario caldo indica che, statisticamente, il margine per grandi sorprese invernali entro metà mese si è ridotto. Il freddo non è scomparso dal quadro emisferico, ma fatica a trovare una traiettoria favorevole per scendere in profondità verso l’Europa centro-occidentale, schiacciato dalla persistenza di un getto atlantico relativamente basso di latitudine, ondulato quel tanto che basta a portare perturbazioni, vento e precipitazioni, ma non abbastanza da costruire blocchi duraturi che possano favorire retrogressioni fredde da nord o da nord-est.

Il riferimento a un regime “milder / wetter / windier” e “disconnected from the NAO drop” è forse l’aspetto più interessante dal punto di vista dinamico. Significa che, pur a fronte di un indice NAO in calo rispetto alle settimane precedenti, la configurazione reale dei centri d’azione nel Nord Atlantico non assume il classico assetto NAO– in grado di spalancare le porte all’aria artica sul continente. Più verosimile è uno schema con cicloni atlantici piuttosto frequenti, talora profondi, che scorrono lungo una traiettoria da ovest o sud-ovest verso le Isole Britanniche e la Scandinavia, con promontori mobili subtropicali che si protendono a tratti verso l’Europa centrale e meridionale. Questo comporta cieli spesso coperti, precipitazioni frequenti, ventilazione sostenuta e temperature sopra media, cioè un pattern da tardo autunno “vivace” più che da inverno consolidato. In pratica l’Europa sperimenta gli effetti di un’“atlanticizzazione” del tempo, con il freddo vero che, almeno per ora, resta confinato alle alte latitudini o alla Siberia, e con una stagione invernale che fatica ad avviarsi in maniera convinta sul comparto europeo.

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Alessandro 81

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Una buona serata a tutti. Di seguito una breve spiegazione sulla futura tendenza meteo( no certezze)
Oggi mi andrò a focalizzare sulla MJO E AAM
TITOLO DELL ARTICOLO: MJO in attenuazione e crollo dell’AAM: perché torna centrale l’Atlantico


La situazione vede una MJO che tende a perdere ampiezza riducendo in tal modo la forzante tropicale capace di sostenere amplificazioni d’onda a scala emisferica, e un’AAM anche esso in netto calo segnale di un sistema che tende a favorire una circolazione più efficiente e meno predisposta a blocchi persistenti. La combinazione di questi due elementi, soprattutto se il calo dell’AAM è rapido e “pulito”, spinge verso una maggiore probabilità di getto più teso e storm track più attiva alle medie latitudini.

In questo contesto, l’ipotesi che attualmente vede un rinforzo del segnale zonale tramite un eventuale evento di riflessione delle onde a metà mese sembra alquanto plausibile. Se il vortice polare stratosferico dovesse mantenere una struttura robusta e il wave driving troposferico restasse contenuto, la riflessione potrebbe contribuire a consolidare un pattern più favorevole a AO/NAO non negative. Va anche ricordato che non è un passaggio automatico, ma si collocherebbe come fattore che aumenterebbe la continuità del flusso occidentale E ciò rientrerebbe in una lettura fisicamente sensata.

La conseguenza pratica più lineare è una fase con tempo spesso variabile o perturbato e con temperature in genere miti, specie sulle aree europee più esposte alle correnti occidentali. Per l’Italia questo si tradurrebbe in una maggiore frequenza di passaggi umidi, con piogge più probabili sui settori tirrenici e al Nord, e con eventuali parentesi più fredde tendenzialmente brevi e legate a ondulazioni transitorie del getto, più che a un vero cambio di regime.

Finché la MJO e AAM rimarranno su questo binario, lo scenario “mite e generalmente umido” resta la soluzione più robusta per la tendenza a breve. Un cambio di marcia diventerebbe più credibile solo con una riattivazione convettiva tropicale più organizzata e una stabilizzazione o risalita dell’AAM, segnali che in genere aumentano la probabilità di nuove amplificazioni d’onda e, di conseguenza, di assetti più meridiani anche sul comparto euro-atlantico.

Ora molti di voi , vi chiederete come la MJO modula il momento angolare atmosferico
Provo a spiegarlo senza troppi tecnicismi
Il legame tra la MJO e il momento angolare atmosferico (AAM) nasce da un principio semplice ma che reputo potentissimo: quando la convezione tropicale si organizza su scala planetaria, come accade nella MJO, essa riorganizza anche i venti zonali e gli scambi di quantità di moto tra tropici ed extratropici. L’AAM, in modo molto sintetico, è la “misura globale” di quanta rotazione atmosferica in senso occidentale (westerly) è presente e di come questa rotazione cambia nel tempo; quindi qualsiasi meccanismo che rafforzi o indebolisca i venti occidentali su grandi volumi d’aria, o che modifichi i torque (scambi di momento) con la superficie terrestre, può spingere l’AAM in salita o in discesa.

La MJO agisce prima di tutto attraverso la sua anomalia di riscaldamento convettivo. Quando il nucleo convettivo si sposta tra Oceano Indiano, continente marittimo e Pacifico, tende a cambiare la distribuzione della divergenza in alta troposfera e della convergenza nei bassi strati. Questo va a ridisegnare in modo temporaneo la circolazione di Walker e le celle locali di Hadley , generando anomalie di vento zonale ai tropici. In molte fasi della MJO, soprattutto quando la convezione è più attiva verso il continente marittimo e il Pacifico occidentale, le probabilità di anomalie occidentali equatoriali e di westerly wind bursts subiscono un aumento: questi episodi non sono solo importanti per l’oceano e per ENSO, ma incrementano anche direttamente la componente “wind” dell’AAM perché aggiungono momento zonale positivo in una fascia di latitudine molto efficace nel bilancio globale. Al contrario, quando la convezione è collocata in modo tale da favorire anomalie orientali nei bassi strati tropicali, il contributo può andare nella direzione opposta e sostenere una fase di AAM in calo.

Il secondo passaggio è meno intuitivo ma spesso decisivo. Provo a spiegarlo in modo semplice: la MJO non resta confinata ai tropici. Le sue anomalie di riscaldamento vanno a eccitare le onde di Kelvin e Rossby equatoriali e, soprattutto, innescano treni d’onda di Rossby che si propagano verso le medie latitudini. Qui entrano in gioco gli scambi tra flusso medio e disturbi sinottici: la risposta extratropicale può cambiare la struttura del getto, la curvatura del flusso e il modo in cui le onde barocline trasportano quantità di moto. Se la configurazione favorisce un trasferimento di impulso verso i westerlies subtropicali e di media latitudine, l’AAM tende a crescere; se invece prevale un pattern che sottrae momento al flusso zonale medio, l’AAM si indebolisce. È una parte del motivo per cui la MJO può precedere cambi di regime euro-atlantici: non è solo “convezione tropicale”, ma un modo efficiente in grado di riorganizzare i flussi di quantità di moto su scala emisferica.

Il terzo elemento è il bilancio dei torque. Anche qui entriamo in un campo piuttosto minato. L’AAM non cambia solo perché cambiano i venti in atmosfera libera, ma perché l’atmosfera scambia momento con la Terra tramite attrito e orografia. La MJO, alterando i pattern di vento al suolo, può modulare il frictional torque: venti più intensi o più organizzati in certe regioni aumentano lo scambio di momento e influenzano la tendenza dell’AAM. Inoltre, la risposta extratropicale della MJO può cambiare le configurazioni di alta e bassa pressione vicino alle grandi catene montuose, andando a modulare il mountain torque, con effetti talvolta ritardati di alcuni giorni o di una o due settimane rispetto all’impulso tropicale iniziale. Questo passaggio risulta molto spesso cruciale per andare a spiegare perché alcune oscillazioni dell’AAM sembrino “accelerare” dopo che la MJO ha già mostrato i primi segnali di propagazione.

In conclusione, il filo logico, almeno da quello che ne capisco è questo: la MJO organizza la convezione tropicale, la convezione riorganizza i venti zonali tropicali e innesca una risposta ondulatoria verso le medie latitudini, e questa risposta modifica sia i trasporti di quantità di moto sia i torque superficiali. Quando questi ingranaggi si allineano verso un aumento dei westerlies e dei trasferimenti di momento favorevoli, l’AAM sale; quando prevalgono anomalie orientali tropicali, un getto meno sostenuto o torque sfavorevoli, l’AAM scende. È proprio questa catena di cause ed effetti che rende utile andare ad analizzare sia la MJO che AAM insieme: non sono due indici separati, ma due facce della stessa dinamica di accoppiamento tra tropici, getto e circolazione emisferica.
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Alessandro 81

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Tornando alla situazione, riporto di seguito un aggiornamento dell AG2
Aggiornamento che va ad analizzare il proseguo mensile fino a spingerci nel nuovo anno, ossia prima settimana di gennaio.

L’aggiornamento AG2 che sto riportando nel forum, descrive una sequenza abbastanza lineare sul piano teleconnettivo: una ripresa dell’indice NAO verso la settimana 51 che tende a sostenere un assetto più atlantico, quindi più zonale, con temperature mediamente miti su buona parte d’Europa e un focus di precipitazioni e vento soprattutto sul Nord-Ovest del continente. In un quadro del genere il getto si mantiene più efficiente e basso di latitudine quanto basta per andare ad alimentare una serie di passaggi perturbati verso UK, Irlanda, Mare del Nord e aree limitrofe, mentre il Mediterraneo centrale rischia di rimanere più ai margini dei massimi impulsi dinamici, con un segnale termico relativamente più “protetto” e meno esposto a irruzioni fredde organizzate nella finestra 11-15 giorni .
La parte più interessante dell aggiornamento , però, è la proiezione verso l’inizio di gennaio, dove AG2 introduce il tema dei “cold/calm risks” associati a configurazioni più bloccate. Questo passaggio va letto più come un aumento della probabilità di un cambio di regime che come garanzia di freddo intenso su scala continentale. Un pattern di blocco, infatti, può tradursi in condizioni più stabili e poco ventose, con raffreddamento soprattutto radiativo nelle aree interne e continentali, possibili inversioni e maggiore facilità di nebbie o basse nubi, mentre il segnale precipitativo può diventare più dipendente dalla posizione effettiva del blocco e dalle eventuali saccature in grado di scorrere verso latitudini più meridionali. In sintesi, la tendenza sembra indicare una seconda metà di dicembre ancora guidata da un’Atlantico relativamente attivo e mite, seguita da un avvio di gennaio con maggiori margini per scenari più statici e potenzialmente più freddi a scala locale, con una variabilità che potrebbe aumentare anche sul Mediterraneo se la struttura del blocco dovesse favorire nuove ondulazioni del getto.

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Alessandro 81

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Una buona giornata a tutti. Di seguito un aggiornamento AG2
Titolo della mia analisi: NAO in risalita e possibile transizione verso una fase più stabile e meno ventosa a fine mese


L’aggiornamento di AG2 ci va a descrivere un’evoluzione europea abbastanza lineare e ben riconoscibile nelle mappe che ho allegato : una prima fase dominata da una NAO in aumento, quindi da una circolazione più atlantica, più tesa e mediamente più mite, seguita da un possibile cambio di regime nel range sub-stagionale, quando potrebbero emergere rischi più freddi e, soprattutto, condizioni favorevoli alla Dunkelflaute. Nella parte iniziale della finestra previsionale, l’assetto barico ci suggerisce flussi occidentali più attivi e un core del flusso collocato su latitudini medio-alte, con maggiore esposizione del Nord-Ovest europeo a vento e passaggi perturbati, mentre il Mediterraneo tende a restare più ai margini della ventilazione più intensa. Questo tipo di configurazione è tipicamente associato a un rimescolamento d’aria più continuo sul settore atlantico e a temperature meno inclini a cali netti e duraturi nel breve termine.

Il segnale più interessante tuttavia sembra emergere quando la previsione si spinge verso la Week 52 e oltre. Le anomalie di vento mostrano una riduzione più ampia e strutturata su molte aree del continente, situazione coerente con un possibile rafforzamento di anomalie positive di geopotenziale tra Europa settentrionale e nord-orientale. Se questa tendenza venisse confermata, il gradiente barico potrebbe indebolirsi e il flusso zonale perdere efficienza, aprendo a una fase più stabile, con ventilazione ridotta e maggiore probabilità di cieli grigi, nubi basse o nebbie nelle zone interne. È qui che si inserisce il concetto di Dunkelflaute, che in inverno non è soltanto un tema energetico ma anche meteorologico, perché va a richiamare assetti anticiclonici o di blocco capaci di ridurre vento e irraggiamento solare e di favorire ristagni e inversioni.

Sul piano termico, questo scenario non equivale automaticamente a un’irruzione gelida a livello generalizzato . Più realisticamente, favorirebbe il rischio di assistere a raffreddamenti notturni e da inversione nelle pianure e nelle conche interne, con un rafforzamento del freddo nei bassi strati anche in assenza di grandi afflussi continentali. Solo se l’eventuale blocco previsto alle alte latitudini dovesse assumere una configurazione più favorevole agli scambi meridiani, ciò potrebbe andare a favorire una crescita delle probabilità in ambito di episodi più freddi e dinamici verso l’Europa centro-orientale e, a tratti, anche verso i settori adriatici e nord-orientali italiani.

In sintesi, la lettura di AG2, secondo me, appare coerente con i segnali di fondo: breve periodo ancora governato da una NAO più alta e da un’impronta atlantica mite e ventosa, seguito da una finestra più incerta ma potenzialmente orientata verso minore ventilazione e maggiore stabilità, condizione che aumenterebbe sia il rischio di Dunkelflaute sia la probabilità di freddo più “da assetto” che da irruzione, soprattutto sulle aree interne del continente e del Mediterraneo.

Come sempre, invito tutti a seguire i prossimi aggiornamenti.
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