The summer season is upon us, and probabilities are quite high that overall temperatures in the Arctic region will be at or below normal if long-term trends hold true. In fact, temperatures in the Arctic region during the first half of June are at historically low levels when compared to any year ba
arcfieldweather.com
L'andamento alquanto insolito delle temperature nella regione artica (oltre gli 80N) negli ultimi anni – caratterizzato da estati con valori nella norma o inferiori alla media, a fronte di condizioni più calde del normale durante i restanti nove mesi (i più freddi) dell'anno – suggerisce che il vapore acqueo possa svolgere un ruolo chiave. Negli ultimi due decenni, il contenuto di vapore acqueo è aumentato a livello globale, principalmente a causa delle temperature della superficie marina superiori alla norma sia nel Nord Atlantico (fase positiva dell'AMO) che nell'Oceano Pacifico (ripetuti eventi di El Niño). Temperature dell'acqua più elevate favoriscono una maggiore evaporazione, determinando di conseguenza un incremento del vapore acqueo nell'atmosfera.
Un aspetto fondamentale è che l'aumento del vapore acqueo incide maggiormente sulle temperature in ambienti molto freddi e secchi, mentre ha un impatto minore in atmosfere più calde e umide. In altre parole, se il vapore acqueo è effettivamente aumentato su scala globale, l'effetto sulle temperature ai tropici – dove il clima è caldo e umido tutto l'anno – risulterebbe piuttosto contenuto rispetto a quello osservato nella regione artica. In quest'ultima area, un aumento complessivo del vapore acqueo avrebbe un impatto molto più marcato sulle temperature durante i nove mesi più freddi dell'anno (quando l'aria può essere estremamente fredda e secca) rispetto alla stagione estiva di fusione, tipicamente più calda e umida; tutto ciò contribuisce a spiegare il singolare andamento termico riscontrato nell'Artico praticamente ogni anno a partire dall'inizio del secolo.
Meteorologo Paul Dorian